Impianti dentali inconvenienti – fallimento – rigetto

Il tasso di fallimento degli impianti dentali è molto basso, intorno al 2, 3%.

Tra tutti coloro che pensano all’implantologia per sostituire i denti persi, solo 2 persone su 100 potrebbero andare incontro a problemi di cui, la maggior parte, imputabile più alla scarsa igiene dentale che ad altri motivi.

In ogni caso, il dentista potrà sempre rimediare inserendo una nuova vite in titanio.

Le principali cause dell’insuccesso della riabilitazione implantare sono le seguenti:

mancata osteointegrazione (la superficie dell’impianto non viene integrata nell’osso), infezione perimplantare (dovuta a scarsa igiene dentale domiciliare), scorretto carico degli impianti, carico prematuro e/o bruxismo (digrignamento dei denti).

Le persone che hanno sostituito i loro denti naturali con soluzioni implanto-protesiche non devono più preoccuparsi della carie ma devono comunque mantenere un’ottima igiene orale.

Le patologie che colpiscono le gengive ed il parodonto sono le stesse sia per chi ha i denti sia per chi li ha sostituiti con manufatti protesici.

Se l’igiene orale quotidiana non è mantenuta, la placca si deposita sulle gengive ed in prossimità delle emergenze delle viti in titanio.

A lungo andare, l’infiammazione provocata dalla placca non rimossa si propaga dalle gengive ai tessuti sottostanti.

Quando la patologia è arrivata all’osso, siamo in presenza di perimplantite che provoca il riassorbimento del tessuto duro che circonda l’impianto.

Mancando il giusto sostegno, la vite non può supportare la protesi durante le sollecitazioni meccaniche (masticazione) quindi l’impianto cade (fallisce).

Per scongiurare l’insuccesso della riabilitazione implantare è bene recarsi dal dentista per i normali controlli almeno una volta ogni 6 mesi.

Durante la visita, il dentista smonta la struttura protesica ed effettua la pulizia professionale appositamente studiata per chi si è sottoposto ad interventi di implantologia.

L’osteointegrazione è il processo che inizia subito dopo l’inserimento delle viti in titanio nei mascellari (mandibola o mascella).

Le cellule chiamate osteoblasti cominciano a produrre nuovo tessuto osseo intorno alle spire o filettatura dell’impianto per imprigionarlo e renderlo stabile.

Per il completamento dell’osteointegrazione è necessario attendere circa 3 mesi per le viti inserite nell’arcata superiore (mascella) e 6 mesi per quella inferiore (mandibola).

In casi estremamente rari è possibile che tale processo non si inneschi oppure che non sia sufficiente e questo causa il fallimento dell’impianto dentale.

E’ sempre possibile ripetere l’inserimento di un nuovo impianto immediatamente oppure dopo la guarigione dei tessuti.

Scorretto carico degli impianti

In normali condizioni di salute, quando chiudiamo la bocca, tutti i denti combaciano con gli antagonisti nello stesso momento.

Quando, invece, alcuni denti arrivano a toccare gli omologhi in anticipo sugli altri, si verifica il precontatto occlusale che determina la malocclusione.

Durante la progettazione della protesi e dell’intervento per inserire gli impianti dentali, il dentista deve ricreare le condizioni per il corretto equilibrio occlusale.

In altre parole, con la protesi in sede nessun dente deve toccare il suo antagonista in anticipo.

Se ciò accade, il punto di precontatto determina delle forti sollecitazioni che provocano il riassorbimento dell’osso sottostante.

La diminuzione della quantità di osso destabilizza l’impianto che è destinato a cadere.

Il bruxismo consiste nel serrare e digrignare i denti durante il sonno e/o durante la veglia.

I ripetuti micromovimenti ostacolano il processo di integrazione tra la vite ed i tessuti circostanti.

Il risultato è un impianto dentale non perfettamente saldo in bocca quindi destinato, prima o poi, a cedere.

La soluzione al problema del bruxismo è quella di avviare la terapia per correggere il comportamento involontario del soggetto e, solo dopo, procedere con l’inserimento implantare e protesizzazione.

Carico prematuro

Caricare gli impianti senza che questi abbiano la stabilità necessaria a supportare la protesi durante la masticazione, porta inevitabilmente al fallimento degli impianti. Vediamo perché.

Negli ultimi anni si è fatta strada una nuova tecnica definita implantologia a carico immediato che comporta notevoli vantaggi.

Il paziente che può essere sottoposto al carico immediato non deve aspettare il periodo di osteointegrazione prima di poter riavere i denti in bocca e tornare a sorridere e mangiare con naturalezza.

Per poter procedere con il carico immediato, però, il ricevente deve avere la giusta quantità e qualità di osso mascellare che permetta la stabilità immediata dell’impianto.

Parliamo della stabilità primaria ovvero la stabilità che l’impianto possiede nel momento stesso in cui è inserito nell’osso, prima che inizi l’osteointegrazione.

Se tale stabilità non c’è e la protesi viene ugualmente ancorata agli impianti, si parla di carico prematuro ed il risultato è il fallimento di tutta la riabilitazione.

Il carico prematuro della protesi sulle viti non permette a queste di saldarsi ai mascellari a causa dello stress a cui sono costantemente sottoposte.

Fallimento estetico

Si verifica quando i tessuti gengivali non tornano a circondare il dente dopo che gli impianti sono stati inseriti.

Tale problematica si riscontra soprattutto con la riabilitazione implantare che utilizza un ponte circolare completo senza gengiva finta.

In questo caso, i denti protesici escono direttamente dalle gengive naturali del paziente.

Ovviamente, se i tessuti gengivali non tornano in posizione corretta dopo l’intervento, alcune parti metalliche od ossee potrebbero risultare visibili compromettendo notevolmente l’estetica e rivelando il ricorso all’implantologia.

Per evitare il fallimento estetico, il dentista deve preventivare il comportamento delle gengive e delle papille.

In alcuni casi la soluzione al problema si trova negli innesti gengivali.

Controindicazioni in implantologia

Anche l’implantologia ha le sue controindicazioni ovvero situazioni di salute temporanee o croniche che aumentano le probabilità di fallimento degli impianti dentali

E’ sconsigliato eseguire l’inserimento di impianti quando:

  • si assumono farmaci anticoagulanti o immunosoppressori;
  • è in corso un’anemia;
  • c’è un calo delle difese immunitarie dovuto a trattamenti terapeutici o a patologie (HIV);
  • il paziente è sottoposto a terapia radiante (chemio terapia);
  • il ricevente è portatore di protesi valvolari cardiache ed ha alle spalle esperienze di endocarditi batteriche;
  • Il paziente è un forte fumatore (il fumo di sigaretta riduce enormemente l’apporto di ossigeno quindi il processo di guarigione e/o osteointegrazione risulterebbe fortemente ostacolato).

PUO’ VERIFICARSI IL RIGETTO DELL’IMPIANTO DENTALE DA PARTE DELL’ORGANISMO UMANO?

Esiste il rigetto dell’impianto dentale ? No, poiché oggi per tutte le riabilitazioni implantari si utilizzano solo materiali in titanio, un metallo estremamente compatibile dal punto di vista biologico.

Anche le protesi ortopediche ed i pacemaker sono costruiti a partire dal titanio proprio per le sue caratteristiche.

Per essere del tutto trasparenti con i nostri lettori dobbiamo però citare anche scuole di pensiero differenti.

Si sono verificati casi in cui, l’inserimento di un impianto dentale in titanio non ha portato al rigetto dello stesso bensì ha innescato problemi legati alla allergia al metallo utilizzato poiché il titanio non è completamente inerte:

La successiva rimozione delle viti dai mascellari del paziente ha determinato un notevole miglioramento dei sintomi.

Il problema del rigetto è la prima preoccupazione di chi desidera sottoporsi ad intervento di implantologia.

Andiamo per ordine e vediamo cosa intendiamo con il termine rigetto.

Che cosa si intende con “rigetto” ?

Il rigetto, in medicina, è definito come l’attacco portato dal sistema immunitario del paziente al nuovo organo trapiantato che è riconosciuto come potenzialmente pericolo per tutto l’organismo e come tale non viene accettato, da qui la parola rigetto.

In implantologia il rigetto, così come è stato definito, non esiste.

Ciò che comunemente chiamiamo rigetto della vite implantare, in realtà, si riferisce alla possibilità di fallimento che è una cosa ben diversa ed ancora diversi sono i potenziali problemi imputabili agli impianti dentali.

Rimandiamo agli articoli specifici per un approfondimento.

Allergia al titanio ? Scoprilo col MELISA test

Il test MELISA (Memory Lymphocyte Immuno Stimulation Assey) rileva la presenza di cellule del sistema immunitario che reagiscono in presenza di tracce di un determinato metallo e creano reazioni di ipersensibilità sia locali che sistemiche.

Il MELISA test può essere utilizzato prima di sottoporsi all’intervento implantologico per sapere in anticipo se si è allergici al titanio delle viti.

Lo stesso test rileva l’ipersensibilità individuale ai metalli protesici odontoiatrici ed ai componenti dell’amalgama.

In altre parole, ciò che viene comunemente chiamato rigetto, potrebbe essere una forma più o meno acuta di allergia o ipersensibilità ai materiali metallici utilizzati.

I sintomi, generalmente, sono:

  • Ipersensibilità e disfunzioni immunologiche;
  • problemi muscolari, articolari e dolore neuropatico;
  • sindrome da affaticamento cronico;
  • problemi neurologici;
  • depressione e infiammazione della pelle.

Consigli utili

Gli interventi di implantologia hanno raggiunto un tasso di successo molto elevato ed anche l’esborso economico non è più così gravoso come quello di una volta, a tutto vantaggio dei pazienti.

Esistono, tuttavia, rare eccezioni di mancato raggiungimento dei risultati voluti che portano a situazioni molto spiacevoli soprattutto per chi le vive in prima persona.

Con semplici precauzioni è possibile evitare tali insuccessi e godersi a pieno la nuova dentatura per tornare a masticare e sorridere in tutta tranquillità.

Ecco alcuni consigli che ci sentiamo di dare a nostri lettori:

  • effettuare tutti i test allergolocigi;
  • chiedere in famiglia se ci sono stati precedenti episodi di intolleranza ai metalli
  • informare il dentista della probabile allergia a cromo e nikel

Se gli esami danno tutti esito negativo, non c’è più ragione di continuare a mangiare cibi liquidi o mettere la mano davanti alla bocca poiché non ci sono denti nel cavo orale o, quelli che sono rimasti, sono talmente rovinati che è meglio non mostrarli.

Con questo articolo speriamo di aver chiarito l’argomento “rigetto” ai nostri visitatori e di aver dato loro uno stimolo in più per curare i loro denti.

Differenza tra implantologia iuxtaossea e osteointegrata

Che differenza c’è tra l’implantologia osteointegrata e quella iuxtaossea ? Sostanzialmente, la prima prevede l’inserimento degli impianti dentali direttamente nell’osso con tecniche mininvasive mentre la iuxtaossea posiziona una griglia tra osso e periostio.

Per dare ai nostri lettori un’idea di massima di quali sono le principali differenze tra l’implantologia iuxtaossea e l’implantologia osteointegrata, abbiamo preparato questo breve articolo che riassume e confronta le caratteristiche delle due tecniche che hanno come scopo comune quello di ripristinare sia la funzionalità masticatoria che quella estetica di paziente completamente edentuli (che hanno perso tutti i denti).

Caratteristiche dell’implantologia iuxtaossea

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  • Necessita di due rientri chirurgici molto invasivi;
  • La griglia in titanio è progettata e realizzata da artigiani odontotecnici che devono essere altamente specializzati;
  • Non permette risultati facilmente predicibili e duraturi nel lungo periodo;
  • Se il soggetto sottoposto ad implantologia iuxtaossea era incline a patologie del parodonto, un’ipotetica perimplantite potrebbe diffondersi così velocemente da inficiare tutto il lavoro.

Caratteristiche dell’implantologia osteointegrata

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  • Nei casi migliori, non è necessario nessun intervento chirurgico poiché l’implantologia transmucosa permette il posizionamento degli impianti senza l’utilizzo del bisturi;
  • Gli impianti sono realizzati da ditte che investono molto in ricerca e sperimentazione; inoltre, il mercato altamente concorrenziale, spinge i produttori di impianti dentali all’innovazione continua e ciò avvantaggia il paziente;
  • Grazie all’ampia documentazione ed alle nuove tecnologie, permette, non solo di prevedere il risultato finale e di garantirlo per molti anni, ma anche di previsionarne l’impatto estetico con grande soddisfazione del paziente;
  • Anche se il paziente soffre di parodontite, con le dovute cautele del caso, è possibile sottoporlo ad implantologia osteointegrata con successo e, nel caso la perimplantite si manifestasse, sarebbe circoscritta solo all’area dell’impianto che è possibile sostituire in qualsiasi momento (evento non augurabile ma fattibile). Esistono, inoltre, molti metodi per curare la perimplantite, ad esempio si può impiegare il laser o i-Brush.

Ovviamente questo elenco è puramente generico e non può dare le risposte per tutti i casi particolari che possono verificarsi; ecco perché vi invitiamo a leggerlo per una corretta informazione ma ad approfondire il discorso con il vostro medico o dentista di fiducia che conosce bene le tecniche da utilizzare nel vostro caso specifico.

Impianti dentali a lama

lama-implGli impianti dentali a lama (detti anche endossei a lama), erano utilizzati quando l’osso del paziente presentava scarso spessore ma sufficiente profondità (mandibola atrofica che ricorda la lama di un coltello).

Sono formati da una fixture in metallo piatta che veniva inserita nei mascellari e da staffe che emergevano dalla gengiva alle quali era collegata la protesi fissa.

Negli anni

Sviluppati dal Dr. Leonard Linkow negli anni ’70, furono impiegati con moderato successo negli anni a venire per poi essere definitivamente messi da parte.

Motivi della dismissione:

  • elevata specializzazione chirurgica necessaria per il posizionamento;
  • mancanza di osteointegrazione;
  • elevata mobilità dell’intera struttura;
  • notevoli complicazioni post-inserimento;
  • scarsa predicibilità;

Oggi

Se i mascellari del paziente sono caratterizzati da  spessore insufficiente, oggi, è possibile intervenire con la chirurgia pre-implantare.

Attraverso gli innesti ossei ed il rialzo del seno,  è possibile ricreare la quantità di osso necessaria per l’inserimento delle viti metalliche e completare il tutto con la protesi.

La quantità  di tessuto duro a disposizione dell’implantologo può essere misurata in modo assai preciso sottoponendo il paziente ad esami radiologici con la Tomografia Computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D

Il risultato di tale indagine è oggettiva e non opinabile. In altre parole, l’esame tridimensionale o volumetrico che dir si voglia, non lascia spazio ad interpretazioni: o l’osso c’è e viene rilevato dalle radiografie oppure si aggiunge artificialmente.

Tra i tipi di impianti visti finora, quelli maggiormente utilizzati, al momento della stesura di quest’articolo sono quelli in titanio osteointegrati nei mascellari (mandibola e mascella).

Pur appartenendo ormai alla storia dell’implantologia, abbiamo ugualmente voluto occuparci di questa metodica per la riabilitazione delle arcate dentali edentule (senza denti) poiché è un argomento ancora molto dibattuto.

Ricordiamo ai nostri lettori che le informazioni di odontoiatria riportate su questo sito hanno solo scopo informativo.

Consigliamo, tuttavia, alle persone che hanno ricevuto una proposta riabilitativa che fa uso di metodiche datate, di recarsi anche da altri professionisti dell’implantologia.

La salute, anche dei denti, deve sempre essere messa al primo posto altrimenti si rischia di affrontare interventi abbastanza invasivi e costosi per poi scoprire di dover rifare tutto il lavoro.

Le impronte dentali

Le impronte dentali sono lo strumento con cui l’odontotecnico riproduce totalmente o parzialmente le arcate dentali del paziente, ottenendo un modello in gesso o digitale (computerizzato) che serve per la costruzione di una protesi, per la progettazione dell’apparecchio ortodontico o per trasferire sul modello in gesso il posizionamento degli impianti dentali a cui connettere la protesi fissa una volta ultimata.

Come si prendono le impronte dentali ?img.jpegrs

La presa delle impronte dentali classica prevede l’utilizzo di un cucchiaio porta-impronte di metallo o di silicone/plastica anatomico a forma di arcata o semiarcata a seconda dell’impronta da rilevare.

Il cucchiaio viene riempito di una speciale pasta morbida ed inserito nella bocca del paziente in modo tale che i denti affondino nella pasta e viene tenuto in tale posizione fino a quando la pasta stessa non sarà completamente indurita, si tratta di pochi minuti.

Quando il dentista ritiene che il materiale utilizzato abbia raggiunto la durezza sufficiente, il cucchiaio viene sfilato dalla bocca con estrema cura per evitare che il calco ottenuto subisca alterazioni.

Al termine dell’operazione descritta, l’odontotecnico riceve il calco che è l’esatto negativo della forma di denti e gengive del paziente. Per ottenere il modello (positivo), non serve altro che effettuare la colata del gesso o della resina all’interno delle impronte dentali ed attenderne l’indurimento.

Materiali utilizzati

I produttori di materiali per l’odontoiatria ogni anno presentano materiali sempre più innovativi per rilevare le impronte dentali. Lo scopo di questo articolo paragrafo è quello di presentare quelli più utilizzati e che ritroviamo nello studio del nostro dentista di fiducia.

Alginato per impronte

si tratta di un derivato dell’acido alginico a sua volta estratto da alghe marine e fornisce quella che è la classica pasta rosa per la presa delle impronte.

Le caratteristiche principali dell’alginato: economico, pratico (basta miscelare la polvere venduta in sacchetti con acqua), discretamente preciso, indurisce in meno di un minuto riducendo i fastidi al paziente.

A causa della tendenza dell’alginato a disidratarsi velocemente e quindi a cambiare forma, è necessario procedere con la colata del gesso il più presto possibile.

Prima della colata di gesso, l’odontotecnico rimuove i residui di saliva e sangue immergendo l’impronta in una soluzione di solfato di potassio per qualche minuto e poi la asciuga con un getto d’aria.

Materiali al silicone:

I materiali al silicone per le impronte dentali sono composti da due paste differenti che vengono vendute separatamente e devono essere tenute separate fino al momento del loro utilizzo.

Il dentista prepara il portaimpronte e lo riempie con la pasta ottenuta mischiando le prime due.

Il vantaggio di questo metodo è che il calco ottenuto è molto più preciso rispetto a quello fatto con l’alginato e tende meno alla disidratazione quindi cambia forma meno velocemente.

Tra gli svantaggi c’è il maggior costo ed il fatto che indurisce meno velocemente.

Tecnica della doppia impronta

Quando il paziente richiede lavori protesici con elevate esigenze estetiche, è fondamentale ottenere delle impronte dentali che riproducono perfettamente non solo la forma e la posizione dei denti ma anche dei tessuti molli ed in questi casi viene impiegata la procedura detta “tecnica a doppia impronta” che consiste proprio nel rilevare le impronte due volte.

Il primo passaggio è quello di rilevare la prima impronta utilizzando una pasta morbida sulla quale viene stesa una pellicola trasparente che serve per riservare lo spazio occupato dalla pasta per la seconda impronta; dopo il primo passaggio, il dentista toglie la pellicola trasparente e con una speciale siringa riempie nuovamente il portaimpronte con un materiale (elastomero) molto fluido senza rimuovere il materiale precedente già indurito.

L’utilizzo del secondo materiale durante la seconda presa di impronte garantisce il massimo della precisione.

La tecnica della doppia impronta è spesso utilizzata quando il dentista o l’implantologo ha a che fare con impianti dentali che necessitano della massima precisione possibile.

Disagi: stimolo del vomito e senso di soffocamento

Alcune persone temono il momento in cui il dentista deve prendere loro le impronte dentali poiché, l’ingombro del cucchiaio e dalla pasta provoca la sensazione di soffocamento.

Altre persone, invece, durante la presa delle impronte dentali, specialmente quelle dell’arcata superiore, avvertono lo stimolo del vomito provocato, in alcuni casi, da eccessiva quantità di pasta o dalla semplice autosuggestione, ansia (emetofobia).

I dentisti conoscono bene queste problematiche quindi basterà far presente i propri timori al medico che ci segue per avere qualche semplice consiglio per superare le proprie paure come ad esempio: respirare con il naso e lentamente e non stare con la testa troppo indietro.

Per le persone molto ansiose, il dentista potrebbe consigliare qualche goccia di ansiolitico da assumere qualche minuto prima.

Alternative tecnologiche

Il momento della presa delle impronte dentali non piace a nessuno poiché, come detto nel paragrafo precedente, può provocare disagi come vomito, senso di soffocamento ed ansia.

Se a ciò aggiungiamo che il calco così ottenuto deve essere necessariamente trasformato in un modello in gesso per poi essere scannerizzato se desideriamo avvalerci della nuova tecnologia CAD/CAD dentale per la costruzione di protesi dentarie, è presumibile che a breve questo metodo tradizionale verrà sostituito da altri più innovativi.

Oggi i dentisti possono sostituire il classico metodo di rilevazione delle impronte attraverso l’utilizzo della lampada o manipolo intraorale che trasmette al computer le informazioni lette all’interno del cavo orale del paziente così che il software allegato possa creare quelle che vengono definite le impronte dentali digitali.

Lo spazzolino elettrico

spazzolino-elettrico-braunLo spazzolino elettrico è uno strumento per l’igiene orale domiciliare la cui testina rotonda a setole differenziate sono mosse da un motore interno alimentato da una batteria ricaricabile. I movimenti che lo caratterizzano sono l’oscillazione, rotazione e pulsazione, in questo modo è possibile eliminare la placca da denti e gengive ed abbassare il rischio di carie e gengivite.

Lo spazzolino elettrico è semplice da utilizzare, basta appoggiare la testina su ogni singolo dente per circa 30 secondi affinché le setole possano effettuare un’accurata pulizia dentale in soli 2 minuti per tutta la bocca.

I principali produttori di spazzolini elettrici sono Oral-B, Braun e Philips che ogni anno presentano nuovi strumenti per l’igiene orale corredati di molteplici funzionalità ed accessori a prezzi differenti per accontentare tutti i consumatori.

Come è fatto ?

Già dalla pubblicità in televisione, sui giornali e su Internet, oppure poiché lo utilizziamo già, tutti noi abbiamo un’idea di come è fatto uno spazzolino elettrico tuttavia, in questo articolo, abbiamo deciso di descrivere minuziosamente tutte le parti di cui è composto e le funzionalità in dotazione ai prodotti di fascia alta in modo tale che ognuno possa avere una chiara idea di cosa offre il mercato e scegliere il proprio spazzolino elettrico in base alle reali esigenze e possibilità economiche.

Tecnicamente le parti che compongono lo spazzolino elettrico sono due:

Testina

Si tratta della parte che si inserisce nel cavo orale e che termina, da una parte con la testina vera e propria con le setole con cui si effettua la pulizia dei denti e, dall’altra con il connettore che la congiunge al manico.
All’interno della confezione dei modelli di punta, troviamo testine aggiuntive per il nostro spazzolino elettrico:

  • Testina con setole soft
    Ideale per tutti coloro che hanno tessuti molli molto sensibili e gengive facili al sanguinamento;
  • Testina effetto sbiancante
    L’effetto sbiancante e smacchiante (macchie superficiali) è dato dalla presenza di una cappetta in plastica/gomma posta al centro della parte rotante;
  • Testina per apparecchi ortodontici
    Per pulire a fondo i denti a cui è agganciato l’apparecchio ortodontico fisso ed eliminare tutti i pezzettini di cibo che vi possono rimanere incastrati favorendo l’insorgere della placca, carie e gengivite, è necessario prestare una maggiore attenzione e dotarsi di strumenti che agevolino le pratiche igieniche.
  • Testina interdentale o interprossimale
    Si tratta di una testina adatta alla pulizia degli spazi che si trovano tra un dente e l’altro, normalmente difficili da raggiungere. Questa particolare testina è adatta anche nel caso in cui sia presente una protesi fissa e impianti dentali. Per rimuovere più placca attorno agli impianti dentali e sotto le protesi fisse, si consiglia l’uso aggiuntivo di un idropulsore dentale.

Manico

Il manico o corpo dello spazzolino elettrico è costruito in maniera ergonomica per facilitarne l’impugnatura e l’utilizzo.
All’interno del manico è presente la batteria ricaricabile ed il micro-motore che ha lo scopo di muovere la testina producendo:

  • oscillazioni (in senso orizzontale);
  • rotazioni (in senso orario ed antiorario);
  • pulsazioni (come per picchiettare la superficie del dente).

Maggiore è il numero di oscillazioni, rotazioni e pulsazioni che la testina compie in un minuto, maggiore è il prezzo dello spazzolino da denti elettrico.
All’esterno troviamo il classico pulsante per accendere e spegnere lo spazzolino e, a seconda dei modelli, tutta una serie di pulsanti e led (lucine) che permettono di azionare altrettante funzioni aggiuntive oltre a quella di spazzolamento standard.

Come anticipato al punto precedente, ad una estremità del manico va inserita la testina desiderata mentre l’estremità opposta è completata da una fessura per fissare lo spazzolino elettrico alla sua base in plastica in cui è presente l’attacco per ricaricare la batteria. La base in plastica, a sua volta, possiede un trasformatore (da 220V a 12V) ed il filo con la spina da collegare alla presa della corrente elettrica.

Funzioni aggiuntive

Uno spazzolino elettrico serve sostanzialmente per spazzolare i denti soprattutto dopo i principali pasti della giornata allo scopo di evitare la formazione della placca dentale e della carie o delle patologie parodontali quali la gengivite e la parodontite.
Accanto alla funzione principale di spazzolamento classico, però, i principali produttori di spazzolini elettrici come la Braun e Oral-B, giusto per citarne alcuni, hanno completato i loro prodotti con funzioni aggiuntive ed accessori che permettono al consumatore di avere strumenti sempre più sofisticate per l’igiene orale domiciliare.
Vediamone alcune:

Indicatore di carica della batteria

Come altri dispositivi che utilizziamo tutti i giorni, pensiamo al telefonino, anche i moderni spazzolini da denti elettrici sono provvisti di indicatore della carica della batteria così basta un colpo d’occhio al display per sapere quando è ora di ricaricarlo.

Indicatore di eccessiva pressione esercitata sui denti

Una delle domande che si pone l’utilizzatore dello spazzolino elettrico alle prime armi è quanto si debba premere la testina sul dente affinché la pulizia dello stesso avvenga in maniera corretta; la risposta ora è semplice, finché l’indicatore di eccessiva pressione non emette il relativo suono oppure faccia apparire il segnale luminoso (solitamente rosso). In questo modo si preservano le gengive dall’infiammazione causata da eccessiva forza usata durante lo spazzolamento;

Differenti tipi di spazzolamento

Oltre allo spazzolamento standard, i modelli di punta di ciascun produttore, includono altre modalità ad esempio: spazzolamento delicato, lucidatura, massaggio e pulizia profonda che si caratterizza per una durata maggiore rispetto alle precedenti;

Timer o melodie

Per quanto tempo dobbiamo utilizzare lo spazzolino elettrico ?
I produttori, i dentisti e gli igienisti dentali concordano sul fatto che siano sufficienti 2 minuti per pulire tutti i denti (32 in una dentatura tipo). Il problema di come calcolare il tempo trascorso è stato risolto dotando lo spazzolino di un timer visivo od acustico che avverte l’utilizzatore quando passare al quadrante della bocca successivo e quando sono trascorsi i 2 minuti totali (praticamente abbiamo un avviso acustico e/o visivo ogni 30/45 secondi) a seconda dei settaggi.
Alcuni spazzolini elettrici per bambini, invece del timer, sono stati dotati di melodie o canzoncine.

Indicatore dell’usura delle setole

Quando devo cambiare la testina dello spazzolino elettrico ?
A questa domanda è stato risposto costruendo le setole della testina in maniera che scoloriscano in base alla frequenza di utilizzo. In altre parole, più si utilizza lo spazzolino e più velocemente le setole della testina perderanno il loro colore originale. Osservando quindi il colore delle setole si è in grado di capire quando sostituire la testina usata con una nuova.

Utilizzando lo spazzolino 3 volte al giorno per 2 minuti ogni volta, le setole durano circa 3 mesi.

Come si utilizza ?

Chi è abituato allo spazzolino da denti manuale e desidera passare a quello elettrico, necessita di un periodo di adattamento al nuovo strumento per l’igiene orale poiché cambia la modalità di spazzolamento. La differenza più evidente è che non è più la mano a muovere su e giù le setole bensì queste si muovono da sole ed in molte più direzioni rimuovendo, di conseguenza, più placca. Alla mano non resta che spostare la testina dello spazzolino da un dente all’altro.
Per comodità abbiamo preparato un articolo specifico dal titolo come utilizzare lo spazzolino elettrico in modo che i nostri lettori possano trarre il maggior vantaggio possibile da loro piccolo investimento per la pulizia dei denti.

Quanto costa uno spazzolino elettrico ?

Il prezzo dello spazzolino elettrico varia a seconda del modello scelto e delle funzioni disponibili.
Le caratteristiche principali che fanno aumentare il prezzo sono: le pulsazioni e le oscillazioni che la testina compie al minuto, più sono e più lo spazzolino costa.
Uno spazzolino top di gamma della Oral-B riesce a raggiunge le 40.000 pulsazioni e 8.800 oscillazioni al minuto.

In linea di massima possiamo classificare il prezzo come segue:
Da 17 a 26 Euro: Spazzolino elettrico base: solo spazzolamento standard e niente accessori
Da 30 a 65 Euro: Spazzolino elettrico medio: aumentano le pulsazioni e le rotazioni al minuto ed anche le funzionalità accessorie
Da 80 a 150 Euro: Spazzolino elettrico top di gamma.

I prezzi citati sono puramente indicativi. Non è raro che in alcuni centri commerciali o su Internet troviate offerte scontate che abbattono il costo anche del 30% rispetto a quello applicato normalmente dal rivenditore sotto casa.

Conclusioni

Come abbiamo potuto leggere in questo articolo, lo spazzolino elettrico è un ottimo strumento per l’igiene dentale quotidiana, è facile da utilizzare e, per certi versi, anche più divertente rispetto al solito spazzolino. Non dobbiamo dimenticare, però, che l’igiene orale, per essere completa ed efficace ha bisogno anche del lavoro svolto dal filo interdentale che rimuove la placca tra dente e dente, da un buon dentifricio e, per finire l’opera, si consiglia anche di effettuare risciacqui con il collutorio che disinfetta tutto il cavo orale, mucose comprese abbattendo il numero di agenti patogeni presenti nella nostra bocca.

Per quanto ottime, le buone pratiche casalinghe, non sono sufficienti a scongiurare il pericolo carie e gengivite infatti, ogni 6 o 12 mesi, è caldamente suggerito di recarsi dal dentista per la pulizia dei denti professionale. Eliminare il tartaro (detartrasi), controllare il recessione gengivale o la presenza di tasche parodontali da parte di un igienista dentale qualificato, è fondamentale per prevenire e curare situazioni che potrebbero facilmente portare a parodontite o, nel peggiore dei casi, alla caduta dei denti.