Impianti dentali a lama

lama-implGli impianti dentali a lama (detti anche endossei a lama), erano utilizzati quando l’osso del paziente presentava scarso spessore ma sufficiente profondità (mandibola atrofica che ricorda la lama di un coltello).

Sono formati da una fixture in metallo piatta che veniva inserita nei mascellari e da staffe che emergevano dalla gengiva alle quali era collegata la protesi fissa.

Negli anni

Sviluppati dal Dr. Leonard Linkow negli anni ’70, furono impiegati con moderato successo negli anni a venire per poi essere definitivamente messi da parte.

Motivi della dismissione:

  • elevata specializzazione chirurgica necessaria per il posizionamento;
  • mancanza di osteointegrazione;
  • elevata mobilità dell’intera struttura;
  • notevoli complicazioni post-inserimento;
  • scarsa predicibilità;

Oggi

Se i mascellari del paziente sono caratterizzati da  spessore insufficiente, oggi, è possibile intervenire con la chirurgia pre-implantare.

Attraverso gli innesti ossei ed il rialzo del seno,  è possibile ricreare la quantità di osso necessaria per l’inserimento delle viti metalliche e completare il tutto con la protesi.

La quantità  di tessuto duro a disposizione dell’implantologo può essere misurata in modo assai preciso sottoponendo il paziente ad esami radiologici con la Tomografia Computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D

Il risultato di tale indagine è oggettiva e non opinabile. In altre parole, l’esame tridimensionale o volumetrico che dir si voglia, non lascia spazio ad interpretazioni: o l’osso c’è e viene rilevato dalle radiografie oppure si aggiunge artificialmente.

Tra i tipi di impianti visti finora, quelli maggiormente utilizzati, al momento della stesura di quest’articolo sono quelli in titanio osteointegrati nei mascellari (mandibola e mascella).

Pur appartenendo ormai alla storia dell’implantologia, abbiamo ugualmente voluto occuparci di questa metodica per la riabilitazione delle arcate dentali edentule (senza denti) poiché è un argomento ancora molto dibattuto.

Ricordiamo ai nostri lettori che le informazioni di odontoiatria riportate su questo sito hanno solo scopo informativo.

Consigliamo, tuttavia, alle persone che hanno ricevuto una proposta riabilitativa che fa uso di metodiche datate, di recarsi anche da altri professionisti dell’implantologia.

La salute, anche dei denti, deve sempre essere messa al primo posto altrimenti si rischia di affrontare interventi abbastanza invasivi e costosi per poi scoprire di dover rifare tutto il lavoro.

Le impronte dentali

Le impronte dentali sono lo strumento con cui l’odontotecnico riproduce totalmente o parzialmente le arcate dentali del paziente, ottenendo un modello in gesso o digitale (computerizzato) che serve per la costruzione di una protesi, per la progettazione dell’apparecchio ortodontico o per trasferire sul modello in gesso il posizionamento degli impianti dentali a cui connettere la protesi fissa una volta ultimata.

Come si prendono le impronte dentali ?img.jpegrs

La presa delle impronte dentali classica prevede l’utilizzo di un cucchiaio porta-impronte di metallo o di silicone/plastica anatomico a forma di arcata o semiarcata a seconda dell’impronta da rilevare.

Il cucchiaio viene riempito di una speciale pasta morbida ed inserito nella bocca del paziente in modo tale che i denti affondino nella pasta e viene tenuto in tale posizione fino a quando la pasta stessa non sarà completamente indurita, si tratta di pochi minuti.

Quando il dentista ritiene che il materiale utilizzato abbia raggiunto la durezza sufficiente, il cucchiaio viene sfilato dalla bocca con estrema cura per evitare che il calco ottenuto subisca alterazioni.

Al termine dell’operazione descritta, l’odontotecnico riceve il calco che è l’esatto negativo della forma di denti e gengive del paziente. Per ottenere il modello (positivo), non serve altro che effettuare la colata del gesso o della resina all’interno delle impronte dentali ed attenderne l’indurimento.

Materiali utilizzati

I produttori di materiali per l’odontoiatria ogni anno presentano materiali sempre più innovativi per rilevare le impronte dentali. Lo scopo di questo articolo paragrafo è quello di presentare quelli più utilizzati e che ritroviamo nello studio del nostro dentista di fiducia.

Alginato per impronte

si tratta di un derivato dell’acido alginico a sua volta estratto da alghe marine e fornisce quella che è la classica pasta rosa per la presa delle impronte.

Le caratteristiche principali dell’alginato: economico, pratico (basta miscelare la polvere venduta in sacchetti con acqua), discretamente preciso, indurisce in meno di un minuto riducendo i fastidi al paziente.

A causa della tendenza dell’alginato a disidratarsi velocemente e quindi a cambiare forma, è necessario procedere con la colata del gesso il più presto possibile.

Prima della colata di gesso, l’odontotecnico rimuove i residui di saliva e sangue immergendo l’impronta in una soluzione di solfato di potassio per qualche minuto e poi la asciuga con un getto d’aria.

Materiali al silicone:

I materiali al silicone per le impronte dentali sono composti da due paste differenti che vengono vendute separatamente e devono essere tenute separate fino al momento del loro utilizzo.

Il dentista prepara il portaimpronte e lo riempie con la pasta ottenuta mischiando le prime due.

Il vantaggio di questo metodo è che il calco ottenuto è molto più preciso rispetto a quello fatto con l’alginato e tende meno alla disidratazione quindi cambia forma meno velocemente.

Tra gli svantaggi c’è il maggior costo ed il fatto che indurisce meno velocemente.

Tecnica della doppia impronta

Quando il paziente richiede lavori protesici con elevate esigenze estetiche, è fondamentale ottenere delle impronte dentali che riproducono perfettamente non solo la forma e la posizione dei denti ma anche dei tessuti molli ed in questi casi viene impiegata la procedura detta “tecnica a doppia impronta” che consiste proprio nel rilevare le impronte due volte.

Il primo passaggio è quello di rilevare la prima impronta utilizzando una pasta morbida sulla quale viene stesa una pellicola trasparente che serve per riservare lo spazio occupato dalla pasta per la seconda impronta; dopo il primo passaggio, il dentista toglie la pellicola trasparente e con una speciale siringa riempie nuovamente il portaimpronte con un materiale (elastomero) molto fluido senza rimuovere il materiale precedente già indurito.

L’utilizzo del secondo materiale durante la seconda presa di impronte garantisce il massimo della precisione.

La tecnica della doppia impronta è spesso utilizzata quando il dentista o l’implantologo ha a che fare con impianti dentali che necessitano della massima precisione possibile.

Disagi: stimolo del vomito e senso di soffocamento

Alcune persone temono il momento in cui il dentista deve prendere loro le impronte dentali poiché, l’ingombro del cucchiaio e dalla pasta provoca la sensazione di soffocamento.

Altre persone, invece, durante la presa delle impronte dentali, specialmente quelle dell’arcata superiore, avvertono lo stimolo del vomito provocato, in alcuni casi, da eccessiva quantità di pasta o dalla semplice autosuggestione, ansia (emetofobia).

I dentisti conoscono bene queste problematiche quindi basterà far presente i propri timori al medico che ci segue per avere qualche semplice consiglio per superare le proprie paure come ad esempio: respirare con il naso e lentamente e non stare con la testa troppo indietro.

Per le persone molto ansiose, il dentista potrebbe consigliare qualche goccia di ansiolitico da assumere qualche minuto prima.

Alternative tecnologiche

Il momento della presa delle impronte dentali non piace a nessuno poiché, come detto nel paragrafo precedente, può provocare disagi come vomito, senso di soffocamento ed ansia.

Se a ciò aggiungiamo che il calco così ottenuto deve essere necessariamente trasformato in un modello in gesso per poi essere scannerizzato se desideriamo avvalerci della nuova tecnologia CAD/CAD dentale per la costruzione di protesi dentarie, è presumibile che a breve questo metodo tradizionale verrà sostituito da altri più innovativi.

Oggi i dentisti possono sostituire il classico metodo di rilevazione delle impronte attraverso l’utilizzo della lampada o manipolo intraorale che trasmette al computer le informazioni lette all’interno del cavo orale del paziente così che il software allegato possa creare quelle che vengono definite le impronte dentali digitali.

La piorrea

parodontologiaCon il termine piorrea si indica il complesso di patologie ad eziologia batterica che colpiscono a vario grado gli elementi che del parodonto ovvero: gengive, legamento parodontale ed osso alveolare.

Il parodonto, nel suo insieme, tiene i denti saldi all’interno degli alveoli delle ossa mascellari (mandibola e mascella) ma se questo è compromesso lo sono anche i denti a tal punto che la piorrea può essere tranquillamente definita come la causa principale della perdita prematura degli elementi dentali.

La parola piorrea è quella più utilizzata nel parlare comune mentre nell’ambito della parodontologia, la branca dell’odontoiatria che si occupa appunto della salute del complesso parodontale, tale parola è stata definitivamente soppiantata dal sostantivo parodontite che meglio si relazione ed individua il parodonto come zona interessata dalla patologia e dalle terapie per debellarle.

Si calcola che al mondo, circa il 60% della popolazione (dei Paesi industrializzati) soffra di piorrea a partire dai 50 anni anche se è presente una forma molto aggressiva che colpisce i bambini ed i giovani.

Cause della piorrea

La piorrea è formata da diverse concause di cui la principale è la cattiva igiene orale domiciliare infatti, a seguito dell’insufficiente spazzolamento dei denti e del mancato utilizzo quotidiano del filo interdentale, la placca aderisce alle superfici dei denti e penetra all’interno del solco gengivale.

Mantenendo abitudini igieniche scorrette, i batteri presenti nella placca adesa ai denti ed al di sotto delle gengive producono acidi e tossine che infiammano le gengive. Se la causa dell’infiammazione non viene rimossa, l’infiammazione diventa cronica e si instaura la piorrea.

Non è finita qui, i microrganismi patogeni “scavano” all’interno delle gengive e formano le cosiddette tasche gengivali che si formano tra il dente ed il tessuto molle.

A questo punto le gengive non si presentano più toniche, perfettamente attaccate ai denti e dal colorito rosaceo; bensì sono rosse, gonfie e staccate dal dente. E’ frequente anche la recessione gengivale che lascia scoperto parte del cemento radicolare e quindi espone l’elemento dentale al rischio carie.

Piorrea: sintomi

La piorrea è una malattia silente e quasi asintomatica per cui il soggetto colpito può anche non avvertire alcun disagio o dolore (si parla di dolore da mal di denti) fino a quando le tasche non abbiano raggiunto una profondità tale da permettere all’infezione di arrivare fino all’osso e di provocarne il riassorbimento lasciando la radice dei denti priva di supporto.

A questo punto la piorrea diventa sintomatica ovvero il soggetto si accorge che qualcosa non va poiché i denti cominciano ad avere un’eccessiva mobilità soprattutto quando devono fronteggiare i carichi masticatori.

Allo stadio più avanzato la piorrea presenta i seguenti sintomi:

  • gengive arrossate;
  • Infiammazione gengivale;
  • Tartaro giallo o marrone sedimentato alla base dei denti e sotto-gengivale (tartaro nero);
  • Pus all’interno delle tasche gengivali e tessuto necrotico di cui fa parte anche un sottilissimo;
  • Strato di cemento radicolare rammollito dalla malattia;
  • Estrema mobilita dentale.

Sintomi della piorrea

Nella fase iniziale la piorrea ha sintomi sovrapponibili a quelli della classica gengivite anche perché, lo ribadiamo, la piorrea non è altro che lo stadio successivo della gengivite.

Per non rimanere nel vago, i principali sintomi della piorrea o gli elementi che fanno presupporre la presenza della malattia parodontale sono:

  • sanguinamento delle gengive (spontaneo od a seguito di stimoli come lo spazzolamento dei denti);
  • presenza di tartaro soprattutto in posizione interdentale (classica prova di cattiva igiene orale);
  • Alitosi cronica innescata dai gas che si sprigionano dal tartaro;
  • denti che si muovono
  • In determinati ambiti è possibile la formazione di ascesso dentale;

Questi campanelli di allarme non devo essere sottovalutati ed in presenza di tali sintomi o solo alcuni di essi, è bene recarsi dal dentista per una visita al fine di prevenire la perdita di uno o più denti e di dover ricorrere anzitempo alla protesi mobile o alle soluzioni offerte dall’implantologia.

Diagnosi

Autodiagnosi della piorrea

In presenza dei sintomi elencati nel paragrafo precedente, il soggetto colpito deve subito richiedere una visita e non lasciar correre, come spesso accade, per la mancanza di dolore.

Diagnosi del dentista

Un dentista che si possa definire tale si accorge immediatamente della presenza di gengivite oppure della già avvenuta trasformazione di quest’ultima in piorrea.

Per una diagnosi accurata e scrupolosa il medico rimanderà il paziente ad una visita parodontale in cui il parodontologo effettuerà il sondaggio delle tasche e la compilazione della cartella parodontale (detta anche charting). Solo dopo tale specifica visita è possibile avere un quadro complessivo della gravità a cui è arrivata piorrea nella bocca del paziente e preventivare la terapia più adatta a risolvere il caso in esame.

Terapie

La moderna parodontologia offre oggi differenti terapia attuabili per debellare definitivamente la piorrea e la scelta di una piuttosto che di un’altra dipende essenzialmente dal grado di aggressione della malattia e dei tessuti colpiti. A tale proposito abbiamo preparato un articolo dal titolo “curare la piorrea” che descrive nel dettaglio le differenti cure possibili.

Oltre alle classiche e più che collaudate terapie esiste anche la possibilità di utilizzare il laser per la cura della piorrea.

Mantenimento dei risultati

Una volta debellata la malattia, non si è immuni per sempre dalla sua ricomparsa, i risultati raggiunti con fatica, dolore/disagio, tempo e, soprattutto soldi, detti risultati vanno mantenuti quindi il paziente deve assolutamente cambiare il modo di prendersi cura dei propri denti e delle gengive.

In altre parole, deve imparare a spazzolare i denti correttamente e ad utilizzare il filo interdentale quotidianamente. A queste buoni abitudine si devono aggiungere le sedute di igiene orale professionale a cui sottoporsi annualmente (ma sarebbe più consigliato farle con maggiore frequenza).

Conclusioni

Oggi, al contrario di pochi anni fa, dalla piorrea, si può guarire definitivamente a patto che la malattia sia presa in tempo e non all’ultimo momento quando i denti sono completamente ricoperti di tartaro e totalmente mobili all’interno dell’alveolo. In questi casi estremi il dentista può solo procedere con l’estrazione del dente o dei denti colpiti che comunque sarebbero espulsi in maniera naturale.