Implantologia All on 4

All-on-4L’implantologia All on 4, messa a punto dal celebre odontoiatra portoghese Dr. Malò, prevede l’inserimento di soli 4 impianti dentali in titanio all’interno dell’osso nella cavità orale del paziente in punti ben precisi che permettono al clinico di agganciare la nuova protesi fissa totale immediatamente dopo l’inserimento degli impianti realizzando il carico immediato.

Il paziente possa uscire dallo studio dentistico con i nuovi denti in bocca e, quindi, con una situazione orale completamente risanata sia per quanto riguarda l’estetica sia per le funzionalità, pensiamo alla masticazione quindi alla digestione ma anche alla corretta fonazione e respirazione.

In quali casi l’implantologia All on 4 è più adatta ?

Edentulia totale

la mancanza totale di denti all’interno del cavo orale oppure in una parte di esso come ad esempio nel solo osso mascellare o mandibolare può essere dovuta a differenti ragioni tra cui è possibile individuare sicuramente un evento di origine traumatica come un incidente oppure come risultato di altre cause, vedi ad esempio carie ed infezioni non tempestivamente e/o adeguatamente curate od anche, semplicemente, una questione di vecchiaia che ha determinato la caduta degli elementi dentali.

Inutile dire che questi soggetti vivono la situazione peggiore poiché sia dal punto di vista funzionale che da quello estetico sono completamenti scoperti.

L’implantologia All on 4 su detti soggetti permette una soluzione più rapida poiché non ci sono estrazioni dentali da effettuare salvo i casi in cui il clinico debba intervenire per una bonifica che si concretizza nell’estrazione di radici di denti o parti di esse nonché nella preparazione dell’osso ricevente.

Protesi parziale mobile sorretta da denti residui

Detti pazienti si recano dal dentista poiché hanno ancora una parte della dentatura, in alcuni casi abbastanza compromessa (in alcuni soggetti, può dare adito a dolore derivante da infezione, ascesso etc.) che però riesce ancora a sorreggere una protesi scheletrata o scheletrato.

La motivazione che spinge questa seconda categoria di persone a rivolgersi all’odontoiatra sta nel fatto che i denti residui possono risultare estremamente mobili e prossimi a cadere conseguentemente tutta l’arcata ne sarebbe compromessa.

Prima di poter iniziare le procedure prevista dall’implantologia All on 4, il medico deve intervenire per bonificare la parte interessata procedendo con le debite estrazioni dei denti residui

Stabilizzare la protesi mobile con impianti dentali

E’ noto, soprattutto ai diretti interessati che la protesi mobile (la classica dentiera che si tolgono durante la notte) anche se costruita con la massima attenzione e precisione, con l’andare del tempo tende a muoversi (ad esempio poiché la struttura gengivale sottostante si retrae lasciando piccoli spazi vuoti all’interno del quale vanno ad annidarsi microscopiche parti di cibo che, a loro volta, provocano dolore durante la masticazione ed una situazione non ottimale per quanto riguarda l’igiene della bocca).

Quando la protesi dentale mobile si sposta anche la fonazione ne risente parecchio, specialmente alcune lettere non sono pronunciate correttamente (in alcuni casi, molto imbarazzanti, l’aria che si incanala crea un sibilo).

Indipendentemente dalla situazione di partenza, l’odontoiatra, prima di poter procedere con l’implantologia All on 4 quindi al posizionamento degli impianti dentali endossei deve riportare le condizioni generali del cavo orale alla normalità e, successivamente, richiede al paziente degli esami clinici (Ortopantomografia e TAC ) per preparare l’intervento.

Inserimento degli impianti dentali con la tecnica All on 4

Esistono sostanzialmente due approcci differenti che il clinico può utilizzare e sono:

Implantologia All on 4 con dima di Malò

Una volta estratti i denti residui o parti di essi si procede con la bonifica della parte. Il passo successivo è quello di posizionare la dima chirurgica di Malò sulla mandibola in modo tale che detta dima e le tacche su di essa possano guidare l’odontoiatra nel corretto inserimento degli impianti nonché nella loro inclinazione all’interno dell’osso.

All on 4 con l’implantologia computer guidata

A partire dai dati della TAC (oppure TAC DENTALSCAN Cone Beam 3D) il computer riproduce virtualmente la struttura ossea del paziente e decide in quali punti inserire gli impianti. Tutti i dati vengono inviati ad una struttura che realizza una dima chirurgica molto più complessa rispetto a quella del Dr. Malò e che assomiglia ad una miniprotesi con dei forellini situati in corrispondenza dei punti in cui il medico inserirà le frese per preparare la sede ossea che riceverà l’impianto in titanio.

Indipendentemente dalla tecnica utilizzata per l’alloggiamento degli impianti dentali (con guida del computer o meno), si procede alla sutura dei lembi che sono stati creati ed a posizionare i transfer per rilevare le impronte dentali.

A questo punto la palla passa al laboratorio odontoiatrico che inizia la preparazione dell’arcata provvisoria immediatamente dopo la determinazione dell’altezza di masticazione rilevata attraverso l’utilizzo di una struttura in cera realizzata sulle personali caratteristiche proprie del caso in esame.

Una volta pronta l’arcata, essa viene inserita nel cavo orale del paziente e fissata sulla testa agli impianti grazie alla parte sporgente di essi (detta emergenza). Si procede poi a controllare l’occlusione e ad apportare le necessarie modifiche nel caso in cui siano necessarie.

Dopo circa sette o dieci giorni il paziente viene chiamato per la prima visita post operatoria durante la quale si procede anche alla rimozione dei punti di sutura.

Durante i due mesi successivi non resta altro che attendere la completa guarigione delle ferite all’interno della bocca, attendere l’assestamento delle gengive (compresa la papilla nel caso di protesi senza gengiva finta) in base alla nuova arcata.

Trascorso tale periodo, detto di osteointegrazione, durante il quale il paziente ovviamente riferirà al dentista eventuali problematiche che saranno così tempestivamente risolte anche sul definitivo, arriva il momento di sostituire protesi provvisoria con quella definitiva costruita in base alle scelte precedentemente fatte dal cliente ed dei consigli dell’odontoiatra.

Conclusioni

Riassumendo, l’implantologia All on 4, in pochissimo tempo e con un intervento mininvasivo, permettere di riabilitare completamente l’estetica e le funzionalità della bocca del paziente.

Grazie ai quattro punti di ancoraggio individuati dal Dr. Malò e all’estrema precisione raggiunta dai software che elaborano le informazioni sullo stato del paziente, è possibile intervenire anche in quei casi in cui in passato non si poteva a causa della ridotta dimensione dell’osso.

Implantologia iuxtaossea

iuxta-e1438959847628L’implantologia iuxtaossea, detta anche iuxtaendo, è una tecnica implantare utilizzata, per lo più, negli anni ’60 e ‘70 che prevede il posizionamento di un unico impianto (meglio detto griglia) in titanio tra l’osso mascellare ed il suo rivestimento, il periostio (ecco perché è chiamata anche implantologia sottoperiostea).

Descriviamo questa tecnica implantologica al solo scopo informativo poichè, lo ricordiamo, è stata quasi del tutto abbandonata a favore dell’implantologia osteointegrata.

L’intervento di implantologia iuxtaossea

L’intervento di implantologia iuxtaossea è un intervento molto invasivo dal punto di vista chirurgico poiché il dentista, dopo aver somministrato al paziente l’anestesia (meglio la sedazione antalgica, farmacologica tipo sedazione cosciente in vena oppure con protossido d’azoto ) deve adoperare il bisturi per procedere allo scollamento delle gengive dall’osso sottostante per prendere le impronte del mascellare (mandibola o mascella che sia) sul quale dovrà essere sagomato alla perfezione l’impianto o meglio, la griglia in titanio.

Prese le impronte, l’intervento termina con la sutura dell’ampio lembo creato.

Oltre che delle impronte, che non sono impronte dentali bensì ossee, il medico ed il laboratorio che realizza il manufatto si avvalgono di esami radiologici per la realizzazione di un modello stereo litografico ovvero viene ricreato, in laboratorio, un modello che riproduce fedelmente i mascellari del paziente e sul quale progettare e realizzare la griglia che servirà a ritenere la nuova protesi fissa.

Una volta preparata la griglia e la protesi fissa con i nuovi denti, il paziente viene richiamato in studio per la seconda e definitiva fase che caratterizza l’implantologia iuxtaossea. Sempre sotto anestesia antalgica, il chirurgo procede a scollare nuovamente le gengive dall’osso mascellare per ancorare a quest’ultimo la griglia in titanio.

Dalle gengive riposizionate e suturate, emergeranno dei prolungamenti in titanio che servono ad ancorare la protesi fissa (ancoraggio effettuato nella stessa seduta).

Per completezza dobbiamo dire che alcuni medici hanno realizzato una sorta di commistione tra l’implantologia iuxtaossea e quella endossea ovvero hanno prima inserito alcuni speciali impianti nell’osso che poi sono stati elettrosaldati alla griglia posizionata sotto il periostio.

Il candidato ideale

In termini puramente teorici, possiamo dire che il candidato ideale per questo tipo di implantologia è il paziente che presenta una ridottissima quantità di osso di qualità molto scadente (si parla di creste mascellari atrofiche) da non permette l’utilizzo di impianti dentali osteointegrati e che, per varie ragioni, non vuole o non può sottoporsi all’intervento per incremento osseo.

Alcuni clinici però, sono contrari a questa definizione poiché oggi, con le tecniche a disposizione dell’implantologia, è virtualmente possibile inserire gli impianti dentali osteointegrati, praticamente, a tutti, con un’alta percentuale di successo e senza interventi chirurgici così invasivi come la chirurgia iuxtaossea richiede.

Svantaggi rispetto alle nuove tecniche

Quasi tutti i dentisti ed odontoiatri oggi hanno abbandonato l’implantologia iuxtaossea a favore di quello endossea o osteointegrata ed anche i produttori di impianti dentali non sono interessati ad approfondire tale tecnica poiché presenta numerosi svantaggi che la rendono obsoleta e facilmente sostituibile. Vediamo quali sono i principali svantaggi:

  • Necessita di due interventi chirurgici molto invasivi;
  • Bassa predicibilità circa la riuscita dell’intervento;
  • Scarsi risultati nel lungo periodo (oltre i 5 anni);

Aumento delle possibilità di perimplantite che colonizza tutta la griglia quindi con una diffusione molto rapida ed estesa.

Valutata la debita differenza tra implantologia iuxtaossea e osteointegrata, oggi si pratica, quasi ed esclusivamente, la seconda che prevede l’inserimento degli impianti direttamente all’interno dell’osso e non sull’osso.

La visita parodontale

1326993144_visita_gratuita_centroMTLa visita parodontale, detta anche esame parodontale, consiste nella raccolta di dati da parte del dentista o parodontologo per formulare una diagnosi corretta in base alla situazione in cui si trova il paziente affetto da gengivite o parodontite, pianificare un’efficace terapia per risanare la bocca in esame e scongiurare la caduta prematura dei denti.

Il passaggio più importante di tutta la visita è il sondaggio parodontale con cui il dentista registra sulla cartella le differenti profondità delle tasche gengivali da curare.

L’esame parodontale è composto da successivi step di cui il primo è l’anamnesi:

Con l’anamnesi inizia la visita parodontale

Prima di iniziare la visita parodontale vera e propria ovvero procedendo con la valutazione dello stato delle gengive, con il sondaggio parodontale o gengivale etc. il dentista richiede al paziente di compilare una scheda con i propri dati anagrafici e di rispondere ad alcune domande che possano permettere al medico stesso di avere un quadro dettagliato circa la situazione clinica della persona che ha davanti.

L’anamnesi parodontale ha lo scopo di evidenziare potenziali fattori ereditari, abitudini quotidiane scorrette e situazioni particolari in cui si trova il paziente, anche temporaneamente e cheinfluenzano l’insorgenza della parodontite.

I fattori di maggior interesse sono:

  • informazioni sull’igiene orale domiciliare;
  • frequenta della pulizia dentale professionale (ablazione del tartaro);
  • Tabagismo (consumo di sigaretta);
  • consumo di alcool;
  • abitudini alimentari scorrette;
  • stile di vita (sedentarietà, situazioni di stress);
  • assunzione di farmaci particolari (ciclosporine, calcio antagonisti, anticonvulsivanti);
  • presenza di malattie sistemiche come il diabete o altre patologie ereditarie o acquisite che alterano le difese immunitarie (HIV o AIDS);
  • sbalzi ormonali in atto, quali quelli legati al periodo della pubertà e durante la gravidanza o menopausa;
  • Casi di parodontite accaduti a familiari stretti (la parodontite aggressiva ha una forte componente ereditaria).

Tutte queste informazioni, insieme alle successive, che descriviamo di seguito, completano la cartella parodontale del paziente.

L’anamnesi medica e dento-parodontale può far emergere la presenza di una serie di elementi che influenzano l’insorgenza e la progressione delle parodontiti in termini di fattori o indicatori di rischio malattia.

Valutazione dello stato delle gengive

La visita parodontale prosegue con la valutazione delle gengive il dentista prende in considerazione una serie di parametri quali ad esempio:

Alterazione del colore (da rosa a rosso intenso)

le gengive irritate tendono ad abbandonare il classico colore rosa che caratterizza i tessuti sani per presentarsi di un rosso più intenso che sottolinea appunto l’infiammazione;

alterazione dei tessuti molli

  • in presenza di parodontite, il tessuto gengivale tende ad essere più molle del normale e meno aderente alla superficie del dente;
  • L’infiammazione comporta un inspessimento dei tessuti che può essere di modesta entità ma può anche arrivare a vere e proprie tumefazioni;

stima del grado di recessione gengivale

sia la gengivite che la parodontite innescano un meccanismo di autodifesa della bocca che implica la recessione gengivale la quale lascia scoperta una parte della radice facendo apparire i denti più lunghi ma anche favorendo l’adesione della placca batterica al cemento radicolare che sappiamo essere meno resistente dello smalto agli attacchi dei batteri cariogeni.

Sondaggio parodontale

Terminata la valutazione dello stato delle gengive, il dentista prosegue la visita parodontale con la procedura definita sondaggio parodontale. Per capire cosa sia il sondaggio dobbiamo fare un breve passo indietro.

Nell’articolo “La parodontite” abbiamo detto che la placca si insinua preferibilmente nel solco gengivale e, se non rimossa, inizia la sua lenta ed inesorabile azione infiammatoria a danno delle gengive le quali perdono di tono e si allontanano dal dente permettendo la formazione di tasche gengivali all’interno delle quali si insinuano i batteri patogeni. Nelle tasche gengivali la malattia progredisce fino allo stadio di parodontite grave o complicata caratterizzata da importante distruzione delle strutture di sostegno del dente (osso alveolare) e dalla presenza di liquido purulento, pus, all’interno delle tasche stesse. A questo punto la patologia parodontale manifesta in maniera imbarazzante e sgradevole un ulteriore sintomo ovvero l’alitosi, a ciò si aggiunge la mobilità dei denti colpiti.

Adesso che abbiamo un quadro completo dell’evoluzione della parodontite possiamo proseguire con il passaggio successivo della visita parodontale ovvero il sondaggio parodontale.

Il dentista inserisce delicatamente una sonda di metallo, millimetrata e con la punta arrotondata (detta sonda parodontale) tra il dente e la gengiva al di sotto del margine gengivale per misurare la profondità della tasca.

Normalmente il solco gengivale è profondo dai 2 ai 3 millimetri quindi dai 4 millimetri ed oltre siamo in presenza di, rispettivamente, gengivite o parodontite.

Il sondaggio parodontale è una procedura che il dentista ripete per tutti i denti all’interno della bocca ed in più punti per ciascun tende proprio poiché la parodontite non si presenta in maniera uniforme su tutte le superfici bensì potrebbe essere molto più aggressiva in posizione interdentale piuttosto che linguale o viceversa.

Ogni misurazione è annotata scupolosamente sulla cartella parodontale affinché durante e dopo la cura sia possibile stimare il grado di guarigione delle gengive.

Nel lcorso della visita parodontale è’ diventato sempre più frequente utilizzare la macchina fotografica digitale per avere un riscontro visivo dello stato delle gengive prima e dopo la parodontite.

Valutazioni complementari

Durante la visita parodontale, il dentista verifica anche ulteriori parametri che permettano di valutare oggettivamente lo stato di salute della bocca del paziente. Ad esempio:

Sanguinamento gengivale dopo il sondaggio (BOP = bleeding on probing)

Attesta semplicemente il sanguinamento dopo il sondaggio gengivale.

E’ importante sottolineare che il sanguinamento delle gengive non è dovuto all’azione meccanica della sonda all’interno delle tasche al disotto del solco gengivale bensì all’infezione parodontale da cui è affetto il paziente. Il sondaggio parodontale, di per se, è un esame totalmente indolore.

Indice di placca batterica (PlI = Plaque Index)

Il medico annota sulla cartella parodontale se sui denti del paziente è possibile evidenziare la presenza di placca batterica o tartaro ed in che quantità.

La visita parodontale determina, quindi, anche l’indice di placca (placca assente indice = 0; placca evidenziata utilizzando la sonda, indice = 1; placca visibile ad occhio nudo, indice = 2; quantità importante di placca indice = 3)

Indice di mobilità dentale

La parodontite, come sappiamo, mina la stabilità dell’elemento dentale che ne è affetto poiché attacca direttamente i sostegni di quest’ultimo e “sgretola” l’osso alveolare in cui il dente stesso risiede fino a determinarne la caduta.

La mobilità dentale, tuttavia, non si verifica da un giorno all’altro bensì si tratta di una progressione lenta ed inesorabile che può essere fermata e riconvertita se presa in tempo e con le giuste terapie.

L’indice di mobilità dentale misura il grado di mobilità del dente all’interno del suo alveolo e va da “1” a “3”:

  • grado 1
    se il dente si muove in direzione orizzontale per 0.2 – 1 mm;
  • grado 2
    se il dente si muove in direzione orizzontale per più di 1mm;
  • grado 3
    se è mobile anche in direzione verticale.

Cambiamento del colore dei denti

A causa della cospicua presenza di tartaro sia sotto ma soprattutto sopra il solco gengivale, i denti tendo a cambiare colore, ad ingiallirsi e con l’andare del tempo a diventare sempre più scuri indicando la presenza distruttrice della piorrea ed evidenziano i danni da essa prodotta a livello estetico oltre che funzionale.

Presenza più o meno marcata di alitosi

La visita parodontale completa prende in considerazione anche gli aspetti “collaterali” della parodontite ed uno di questi è senza ombra di dubbio la presenza di alitosi.

La placca batterica ed il tartaro solidificato alla base dei denti sono un ricettacolo di residui di cibo, di batteri che consumano zuccheri e producono acidi e tossine, tutti questi elementi contribuiscono alla modificazione, in peggio, dell’alito del paziente.

L’alito pesante è un effetto della parodontite che provoca notevoli disagi per chi ne è affetto poiché influenza negativamente i rapporti con gli interlocutori che si accorgono immediatamente del cattivo odore, si creano così situazioni di imbarazzo.

Presenza di manufatti protesici inadatti

L’infiammazione delle gengive ed il successivo peggioramento in parodontite può essere causato anche da incongruenze tra ricostruzioni protesiche e gengiva.

Quando la protesi dentarie od i restauri di tipo conservativo non sono stati ben calibrati possono creare zone in cui è difficile arrivare con lo spazzolino per la quotidiana igiene orale e, quindi, la placca può annidarsi indisturbata e procedere con la sua azione infiammatoria (ai danni dei tessuti molli) e corrosiva ai danni dei denti (carie).

Studio delle radiografie

L’ultimo step della visita parodontale consiste nell’analisi del cosiddetto “full endorale” ovvero una serie di radiografie endorali eseguite una di seguito all’altra di tutti i denti che permetta al dentista di valutare la situazione ossea attorno ai denti. In altre parole, le radiografie permettono di capire esattamente quanto l’azione distruttiva della parodontite abbia danneggiato gli alveoli all’interno dei quali alloggiano le radici dei denti.

Compilazione della cartella parodontale

Tutti i rilevamenti e gli esiti degli esami fatti durante la visita parodontale e che abbiamo descritto fino a questo momento costituiscono il contenuto della cartella parodontale che entra di diritto nella documentazione personale del paziente.

La cartella parodontale fornisce un quadro preciso riguardo le situazione in cui versa la bocca del paziente inoltre, serve anche e soprattutto per individuare la corretta terapia da intraprendere per curare la parodontite nonché per verificare nel tempo l’andamento della patologia in seguito alle cure apportate e nel contesto di un riesame.

Il mercato ha studiato appositi software anche per la branca della parodontologia e non è raro che il medico preferisca annotare i dati su una cartella parodontale digitale anziché cartacea.

Colloquio col paziente

Il colloquio iniziale tra dentista e paziente prende il nome di esame soggettivo ed ha lo scopo di portare il medico a conoscenza dei disagi/sintomatologia percepita o constatata dal paziente stesso.

Il colloquio che scaturisce, invece, dopo aver completato la visita parodontale ed i relativi esami e valutazioni descritte in precedenza in questo articolo, quindi dopo che il dentista abbia redatto la cartella parodontale, ha lo scopo di descrivere al paziente l’iter terapeutico individuato dal parodontologo per curare la parodontite o piorrea.

Il dentista potrebbe decidere per una cura antibiotica complementare, quindi indirizzare il paziente per un test microbiologico allo scopo di individuare le differenti specie di batteri patogeni che hanno colonizzato le tasche gengivali.

In odontoiatria, non tutti i medici concordano sull’efficacia dell’utilizzo degli antibiotici per debellare la malattia parodontale; ecco perché abbiamo preparato un articolo dal titolo “parodontite: antibiotici si o no ?” in cui sono descritte le motivazioni a sostegno e contro l’utilizzo della terapia antibiotica.

Tac Dental Scan

promax_3d_midCon il termine Dentalscan od anche TC Cone Beam (Tomografia Computerizzata), si intende una macchina capace di scansionare le arcate dentali del paziente attraverso l’emissione di una dose molto bassa di raggi X che attraversano il corpo del soggetto esaminato e forniscono immagini tridimensionali di altissima qualità delle ossa mascellari, dei denti (se presenti in bocca) e permettono l’esame approfondito di altri tessuti molli come quelli del parodonto (gengiva e legamento parodontale).

La tomografia Computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D rappresenta il massimo oggi raggiungibile nel campo della radiodiagnostica odontoiatrica e sta alla base del grande successo dell’implantologia moderna.

Quando si utilizza ?

L’esame eseguito con l’apparecchiatyra Dentalscan è assai flessibile e risulta quindi utile, se non necessario, per differenti tipologie di impiego tra le quali:

Per la pianificazione terapeutica

La Tomografia Computerizzata Dentalscan è diventata l’esame più utile ai fini diagnostici e preparatori di interventi di chirurgia implantare;

Chirurgia pre-implantare

Nel caso in cui la TC Dentalscan riveli una scarsa quantità o qualità di osso, prima di procedere all’inserimento degli impianti dentali, che non avrebbero adeguato supporto e sarebbero destinati al fallimento, il medico può decidere per un’operazione di microchirurgia pre-implantare ovvero, procedere con il rialzo del seno mascellare (sinus lift) o con innesti di osso autologo o sintetico.

Per l’individuazione di fistole e sinusite mascellare

La tomografia Computerizzata Dentalscan, avendo come caratteristica principale, un’elevata definizione delle immagini, consente lo studio e la diagnosi di patologie quali la sinusite mascellare, la fistole, di processi infiammatori periradicolari (attorno alla radice del dente, come il granuloma e l’ascesso dentale);

Per studiare anomalie della dentizione

Il dentista trova nella Dentalscan un ottimo supporto per lo studio delle anomalie della dentizione come: sovraffollamento dentale, denti inclusi, disodontiasi – la difficoltà di eruzione di alcuni elementi dentari, dovuta a mancanza di spazio o all’ orientamento scorretto del dente, questo fenomeno riguarda maggiormente i denti del giudizio o ottavi -.

Come si effettua l’esame DENTALSCAN Cone Beam 3D ?

L’esame radiografico Dentalscan Cone Beam è un esame assai semplice e veloce ma, soprattutto, indolore.
Il paziente viene fatto accomodare su quella che si può definire a tutti gli effetti una poltrona ed il tecnico radiologo provvede a sistemare la testa del paziente in modo che il mento appoggi su braccio appositamente regolabile e la testa venga mantenuta in posizione da due asticelle, anch’esse regolabili.

La parte superiore della macchina girerà attorno alla testa del soggetto allo scopo di raccogliere le informazioni riguardo al cavo orale in esame che poi verranno organizzate dal software il quale fornirà la rappresentazione tridimensionale delle ossa, dei denti, e del parodonto.

Il raggio generato dal tubo radiogeno ha la forma di un cono, figura geometrica già di per se tridimensionale quindi la terza dimensione viene acquisita immediatamente e non generata virtualmente da un apposito software come accadeva con la T.A.C.

In questo modo, con la tomografia computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D, non solo si riescono ad avere immagini più nitide e precise, ma è stato anche possibili ridurre fino ad un massimo del 60% la quantità di raggi generati e, quindi, assorbiti dal corpo del paziente.

La durata complessiva dell’esame è di circa 40 secondi, è possibile stabilire se scansionare una sola arcata oppure entrambe in una sola volta.

Le moderne tecniche odontoiatriche come l’implantologia computer guidata, transmucosa ed a carico immediato non potrebbero essere effettuate senza l’ausilio della tomografia computerizzata Dentalscan in fase diagnostica e di preparazione per il posizionamento degli impianti dentali.

A tale proposito aggiungiamo che l’esame Cone Beam 3D, in previsione di intervento implanto-protesico, viene fatto sistemando nel cavo orale del paziente una mascherina detta “dima radiologica” dalle cui informazioni si ricava la dima chirurgica ovvero una sorta di guida per il dentista per il corretto posizionamento delle viti in titanio come da progettazione eseguita al computer.

Vantaggi della Dentalscan Cone Beam 3D

  • Ridotta quantità di radiazioni (6 volte meno rispetto alla T.A.C. standard);
  • Macchinario aperto (non di poco conto per chi soffre di claustrofobia);
  • Maggiore nitidezza e precisione delle immagini fornite;
  • Possibilità di ricavare dalla scansione per la tomografia computerizzata anche detta ortopantomografia.