Implantologia All on 4

All-on-4L’implantologia All on 4, messa a punto dal celebre odontoiatra portoghese Dr. Malò, prevede l’inserimento di soli 4 impianti dentali in titanio all’interno dell’osso nella cavità orale del paziente in punti ben precisi che permettono al clinico di agganciare la nuova protesi fissa totale immediatamente dopo l’inserimento degli impianti realizzando il carico immediato.

Il paziente possa uscire dallo studio dentistico con i nuovi denti in bocca e, quindi, con una situazione orale completamente risanata sia per quanto riguarda l’estetica sia per le funzionalità, pensiamo alla masticazione quindi alla digestione ma anche alla corretta fonazione e respirazione.

In quali casi l’implantologia All on 4 è più adatta ?

Edentulia totale

la mancanza totale di denti all’interno del cavo orale oppure in una parte di esso come ad esempio nel solo osso mascellare o mandibolare può essere dovuta a differenti ragioni tra cui è possibile individuare sicuramente un evento di origine traumatica come un incidente oppure come risultato di altre cause, vedi ad esempio carie ed infezioni non tempestivamente e/o adeguatamente curate od anche, semplicemente, una questione di vecchiaia che ha determinato la caduta degli elementi dentali.

Inutile dire che questi soggetti vivono la situazione peggiore poiché sia dal punto di vista funzionale che da quello estetico sono completamenti scoperti.

L’implantologia All on 4 su detti soggetti permette una soluzione più rapida poiché non ci sono estrazioni dentali da effettuare salvo i casi in cui il clinico debba intervenire per una bonifica che si concretizza nell’estrazione di radici di denti o parti di esse nonché nella preparazione dell’osso ricevente.

Protesi parziale mobile sorretta da denti residui

Detti pazienti si recano dal dentista poiché hanno ancora una parte della dentatura, in alcuni casi abbastanza compromessa (in alcuni soggetti, può dare adito a dolore derivante da infezione, ascesso etc.) che però riesce ancora a sorreggere una protesi scheletrata o scheletrato.

La motivazione che spinge questa seconda categoria di persone a rivolgersi all’odontoiatra sta nel fatto che i denti residui possono risultare estremamente mobili e prossimi a cadere conseguentemente tutta l’arcata ne sarebbe compromessa.

Prima di poter iniziare le procedure prevista dall’implantologia All on 4, il medico deve intervenire per bonificare la parte interessata procedendo con le debite estrazioni dei denti residui

Stabilizzare la protesi mobile con impianti dentali

E’ noto, soprattutto ai diretti interessati che la protesi mobile (la classica dentiera che si tolgono durante la notte) anche se costruita con la massima attenzione e precisione, con l’andare del tempo tende a muoversi (ad esempio poiché la struttura gengivale sottostante si retrae lasciando piccoli spazi vuoti all’interno del quale vanno ad annidarsi microscopiche parti di cibo che, a loro volta, provocano dolore durante la masticazione ed una situazione non ottimale per quanto riguarda l’igiene della bocca).

Quando la protesi dentale mobile si sposta anche la fonazione ne risente parecchio, specialmente alcune lettere non sono pronunciate correttamente (in alcuni casi, molto imbarazzanti, l’aria che si incanala crea un sibilo).

Indipendentemente dalla situazione di partenza, l’odontoiatra, prima di poter procedere con l’implantologia All on 4 quindi al posizionamento degli impianti dentali endossei deve riportare le condizioni generali del cavo orale alla normalità e, successivamente, richiede al paziente degli esami clinici (Ortopantomografia e TAC ) per preparare l’intervento.

Inserimento degli impianti dentali con la tecnica All on 4

Esistono sostanzialmente due approcci differenti che il clinico può utilizzare e sono:

Implantologia All on 4 con dima di Malò

Una volta estratti i denti residui o parti di essi si procede con la bonifica della parte. Il passo successivo è quello di posizionare la dima chirurgica di Malò sulla mandibola in modo tale che detta dima e le tacche su di essa possano guidare l’odontoiatra nel corretto inserimento degli impianti nonché nella loro inclinazione all’interno dell’osso.

All on 4 con l’implantologia computer guidata

A partire dai dati della TAC (oppure TAC DENTALSCAN Cone Beam 3D) il computer riproduce virtualmente la struttura ossea del paziente e decide in quali punti inserire gli impianti. Tutti i dati vengono inviati ad una struttura che realizza una dima chirurgica molto più complessa rispetto a quella del Dr. Malò e che assomiglia ad una miniprotesi con dei forellini situati in corrispondenza dei punti in cui il medico inserirà le frese per preparare la sede ossea che riceverà l’impianto in titanio.

Indipendentemente dalla tecnica utilizzata per l’alloggiamento degli impianti dentali (con guida del computer o meno), si procede alla sutura dei lembi che sono stati creati ed a posizionare i transfer per rilevare le impronte dentali.

A questo punto la palla passa al laboratorio odontoiatrico che inizia la preparazione dell’arcata provvisoria immediatamente dopo la determinazione dell’altezza di masticazione rilevata attraverso l’utilizzo di una struttura in cera realizzata sulle personali caratteristiche proprie del caso in esame.

Una volta pronta l’arcata, essa viene inserita nel cavo orale del paziente e fissata sulla testa agli impianti grazie alla parte sporgente di essi (detta emergenza). Si procede poi a controllare l’occlusione e ad apportare le necessarie modifiche nel caso in cui siano necessarie.

Dopo circa sette o dieci giorni il paziente viene chiamato per la prima visita post operatoria durante la quale si procede anche alla rimozione dei punti di sutura.

Durante i due mesi successivi non resta altro che attendere la completa guarigione delle ferite all’interno della bocca, attendere l’assestamento delle gengive (compresa la papilla nel caso di protesi senza gengiva finta) in base alla nuova arcata.

Trascorso tale periodo, detto di osteointegrazione, durante il quale il paziente ovviamente riferirà al dentista eventuali problematiche che saranno così tempestivamente risolte anche sul definitivo, arriva il momento di sostituire protesi provvisoria con quella definitiva costruita in base alle scelte precedentemente fatte dal cliente ed dei consigli dell’odontoiatra.

Conclusioni

Riassumendo, l’implantologia All on 4, in pochissimo tempo e con un intervento mininvasivo, permettere di riabilitare completamente l’estetica e le funzionalità della bocca del paziente.

Grazie ai quattro punti di ancoraggio individuati dal Dr. Malò e all’estrema precisione raggiunta dai software che elaborano le informazioni sullo stato del paziente, è possibile intervenire anche in quei casi in cui in passato non si poteva a causa della ridotta dimensione dell’osso.

Impianti dentali con barra

impianti-dentali-barra-overdentureGli impianti dentali con barra sono costruiti in titanio inseriti nella mandibola e/o nella mascella (osteointegrati) ed uniti insieme (solidarizzati) da una barra anch’essa in titanio od oro e servono per mantenere in posizione la protesi overdenture (ovvero la classica dentiera fissata con impianti) permettendo comunque al portatore di sganciarla ed estrarla dalla bocca per la quotidiana igiene orale domiciliare.

Quando si utilizzano gli impianti dentali con barra ?

Gli impianti con barra si utilizzano quando il paziente desidera stabilizzare una volta per tutte la sua dentiera che, nel tempo, tende sempre più a muoversi nonostante l’operazione di ribasatura della protesi o l’utilizzo di adesivo per dentiere.

Il basculamento della protesi si accentua durante la masticazione e la fonazione (quando parliamo) e tutto ciò comporta un enorme disagio al portatore sia dal punto di vista funzionale che estetico poiché teme sempre che la dentiera possa “saltare via” da un momento all’altro.

Gli impianti dentali con barra risolvono definitivamente questo problema poiché la dentiera non si muoverà dalla corretta posizione fino a quando sarà proprio il portatore a toglierla eseguendo appositi movimenti .

Inserire gli impianti e collegare la barra

Prima di inserire gli impianti dentali con barra o mini impianti, il dentista procede con l’anamnesi del paziente ed gli esami radiologici (panoramica dentale e TAC tridimensionale o Dentalscan) per avere un quadro clinico completo.

Deve essere verificata la quantità nonché la quantità di osso disponibile per la corretta osteointegrazione, l’assenza di malattie sistemiche o parodontite che potrebbero creare problemi con agli impianti, determinarne il fallimento chiamato comunemente rigetto dell’impianto dentale.

Verificata la presenza delle condizioni necessarie sufficienti per la buona riuscita dell’implantologia, il medico può procede in due modi:

  • Inserimento impianti, collegamento della barra e protesizzazione immediata
    in questo caso il lavoro viene finito in poche ore e nella stessa seduta o, al massimo, in quella successiva poiché gli impianti hanno un’immediata buona tenuta e la barra in titanio che li collega ne aumenta ulteriormente la “stabilità primaria” ovvero la stabilità che ogni singolo impianto ha appena inserito nell’osso mascellare (la stabilità secondaria, invece, è quella che l’impianto viene ad avere dopo il processo di integrazione con l’osso). La protesi mobile che, in questi casi prende il nome di overdenture, può essere consegnata subito così il paziente potrà tornare a casa senza problemi funzionali od estetici
    In questo caso si dice che il dentista adotta la tecnica del carico immediato.
  • Inserimento impianti con barra, protesi mobile provvisoria, overdenture definitiva
    Se le viti in titanio inserite necessitano di un periodo di integrazione senza essere sollecitati dalle forze che si manifestano durante la masticazione, al paziente è preparata una protesi mobile provvisoria che sarà sostituita da quella definitiva quando gli impianti saranno ben saldi in bocca ed uniti dalla barra in titanio che avrà il compito di ritenere l’overdenture in posizione.

La protesi overdenture rimane ben salda nella corretta posizione grazie a delle clip a sella che si agganciano alla barra ancorata agli impianti ma potrà essere rimossa tutte le volte che il paziente ne avrà la necessità.

Entrambe le procedure descritte sono portate a termine con interventi mininvasivi ed utilizzando la normale anestesia locale. Per i pazienti più ansiosi è possibile optare per la sedazione cosciente con protossido d’azoto o in vena oppure .

Impianti dentali per protesi fissa

differenza-ponte-circolare-protesi-fissa-su-impianti-arcata-supGli impianti dentali per protesi fissa sono impiegati per riabilitare completamente l’arcata dentaria (o entrambe le arcate); ad essi è possibile assicurare una protesi fissa con flangia rosa che simula la gengiva e sulla quale sono fissati i denti protesici oppure un ponte circolare completo senza flangia (i denti protesici escono direttamente dalle gengive naturali del paziente).

Inserimento impianti dentali per protesi fissa

In base allo studio della panoramica dentale che permette all’implantologo di verificare la quantità e qualità di osso presente nei mascellari, è possibile arrivare a collocare la protesi fissa su impianti dentali attraverso le seguenti procedure:

A carico differito con protesi mobile temporanea

Difronte a scarsa quantità o qualità di osso che non consente il carico immediato, il dentista procede con la tecnica implantologica che prevede due interventi: il primo per incidere le gengive a mezzo bisturi, collocare gli impianti che rimarranno sommersi (sotto la gengiva) per tutto il tempo della loro osteointegrazione e la sutura dei lembi creati.

Dopo il primo intervento, al paziente è consegnata una protesi mobile (la classica dentiera) che utilizzerà fino a quando gli impianti dentali non saranno ben integrati nei mascellari.

Il secondo intervento chirurgico prevede una nuova incisione delle gengive per scoprire gli impianti dentali e connettere a questi ultimi la protesi fissa.

A carico immediato con protesi fissa provvisoria montata subito sugli impianti

Secondo l’implantologia moderna, il metodo più avanzato per l’inserimento degli impianti dentali endossei scaturisce dall’utilizzo dell’implantologia computer assistita congiuntamente a quella transmucosa per realizzare il carico immediato.

In breve, dopo la Tomografia Computerizzata tridimensionale (o DENTALSCAN), e la ricostruzione al computer delle ossa mascellari del paziente, il dentista, attraverso uno speciale software, procede con la simulazione dell’intervento per il posizionamento degli impianti dentali per la protesi fissa e spedisce tutti i dati alla casa madre che provvederà a realizzare la dima chirurgica con la guida della quale effettuerà l’intervento di chirurgia implantare vero e proprio.

Se il caso in esame lo permette, le gengive del paziente non dovranno essere incise con il bisturi poiché potranno essere perforate, in modo assolutamente indolore, in un’unica volta insieme all’osso; questa tecnica sta alla base dell’implantologia transmucosa.

Una volta terminato l’inserimento degli impianti e dei monconi o abutment, è la volta della connessione tra questi ultimi e la protesi fissa provvisoria che avrà l’importante compito di permettere la completa guarigione dei tessuti gengivali nella posizione corretta, permettere l’osteointegrazione degli impianti senza lasciare il paziente privo di denti, viene quindi ripristinata immediatamente sia la funzione masticatoria che quella estetica.

La protesi fissa provvisoria è importante anche perché permette al paziente di valutare in anticipo quello che sarà il lavoro definitivo, stiamo parlando della forma, dimensione e del colore dei denti. Ultimamente è molto di moda scegliere denti bianchissimi ma non poche persone, dopo aver visto il bianco “sparato”, stile Hollywood, del provvisorio hanno optato per un colore meno intenso per il definitivo,.

Terminato il periodo di osteointegrazione (circa 3 o 4 mesi per la mandibola e 5 o 6 mesi per la mascella), il paziente viene richiamato in studio per sostituire la protesi temporanea con la protesi fissa definitiva su impianti dentali già osteointegrati.

Le successive visite di controllo serviranno per accertare la corretta collocazione della nuova protesi fissa nonché per, eventualmente, apportare piccoli aggiustamenti in modo che la stessa calzi a pennello e non crei problemi ne per quanto riguarda la corretta occlusione ne per la fonazione.

Quando il medico prevede l’utilizzo di soli 4 impianti dentali per la protesi fissa ed il carico immediato, siamo nell’ambito dell’implantologia ALL ON 4 (tutto su 4 impianti) ovvero la procedura implantologica che permette la riabilitazione protesica di un’intera arcata utilizzando il carico immediato su solo 4 impianti dentali inseriti in punti ben precisi dell’osso mascellare.

Ribasatura della protesi fissa

Dopo il posizionamento sugli impianti della protesi fissa e con il passare del tempo, le gengive e l’osso tendono al riassorbimento che, in alcuni casi, è molto marcato mentre in altri risulta impercettibile. Allo scopo di assicurare al paziente il miglior confort possibile durante la masticazione e la fonazione, il dentista effettua ispezioni periodiche per stabilire se la protesi fissa debba subire un ribasatura o meno.

Effettuare la ribasatura della protesi vuol dire migliorare il contatto che c’è tra la flangia di resina rosa e i tessuti gengivali sottostanti.

Ribasare la protesi vuol dire migliorare il contatto che c’è tra la flangia di resina rosa e i tessuti gengivali sottostanti.

Comportamenti post intervento

Nell’immediato post intervento durante il quale il dentista ha provveduto alla collocazione della protesi fissa provvisoria, il paziente deve avere l’accortezza di seguire una dieta in cui siano banditi cibi eccessivamente duri almeno per i primi due mesi (stiamo parlando di non sgranocchiare le ossa-costolette, non mordere il ghiaccio od il torrone etc.).

Dopo un periodo relativamente lungo senza denti, il paziente potrebbe riscontrare problemi di lieve entità come mordersi il labbro o le guance durante la masticazione o la fonazione. Tutti questi inconvenienti sono transitori e scompaiono non appena la bocca si sarà adattata ai nuovi denti.

Nonostante non si abbia denti veri in bocca, l’igiene orale domiciliare deve essere sempre rispettata poiché è necessario preservare i tessuti gengivale per scongiurare gengiviti e infiammazioni dei tessuti che stanno accanto agli impianti dentali (mucosite perimplantare). La pulizia della protesi fissa deve essere eseguita quotidianamente.

Ogni 3 o 6 mesi è necessario recarsi dal dentista che provvederà a smontare dagli impianti la protesi fissa, a ripulirla dai detriti di cibo rimasti incastrati ed a riposizionarla.

Alternative alla protesi fissa su impianti

Oltre alla protesi dentaria fissa esistono valide alternative per risolvere il problema della mancanza totale di denti. Una soluzione più costosa è rappresentata dal ponte circolare completo su impianti dentali che è caratterizzato dalla mancanza della gengiva finta ed i denti finti escono direttamente dalle gengive naturali del paziente.

Oltre alla mancanza di flangia, i ponte circolare è costruito con materiali più pregiati e con resa estetica maggiore.

L’alternativa più economica consiste, invece, nell’inserimento di impianti dentali per protesi fissa ancorata ad una barra; questa soluzione è chiamata overdenture. In breve, consiste in una protesi dentale removibile poiché il paziente ha la possibilità di toglierla, effettuare l’igiene orale domiciliare e riposizionarla ancorandola nuovamente agli impianti dentali che hanno il preciso compito di stabilizzarla.

Impianti con barra e chiavistello

Impianti-barra-chiavistelloGli impianti con barra e chiavistello sono impianti dentali in titanio, integrati nell’osso, uniti insieme da una barra che può essere di titanio o di lega nobile (oro) e servono per bloccare la dentiera in maniera stabile e sicura al pari, o quasi, di una protesi fissa su impianti.

Il chiavistello a sblocco manuale posto sul lato linguale o palatale, serve appunto per impedire qualsiasi movimento alla protesi overdenture. Il portatore può decidere autonomamente quando sbloccare il manufatto protesico ed estrarlo dal cavo orale.

Come funziona il chiavistello ?

Alla struttura implantare composta dagli impianti e dalla barra, è aggiunto un vero e proprio chiavistello (come quello utilizzato per l’uscio di casa) che permette al paziente, utilizzando le dita, di bloccare e sbloccare la dentiera.

Quando il chiavistello è aperto (non attivo) il paziente può tranquillamente rimuovere la protesi dalla bocca, magari per le normali procedure di igiene orale quotidiana. Quando il chiavistello è chiuso (attivo), non c’è modo di rimuoverla dal cavo orale.

La caratteristica principale di una protesi ancorata ad impianti con barra e chiavistello attivo è quella di dare al paziente la sensazione di notevole stabilità e sicurezza.

L’ancoraggio della barra con chiavistello è tale da permettere all’odontotecnico di rimuovere dall’arcata superiore della protesi il famoso e tanto odiato palato in resina realizzando una dentiera o protesi mobile senza palato (overdenture).

Quando utilizzare gli impianti con barra e chiavistello ?

I casi che necessitano degli impianti con barra e chiavistello per la ritrazione della protesi dentale sono riconducibili ad un’unica esigenza ovvero quella di stabilizzare la dentiera.

Per inserire le viti di titanio, il dentista utilizza quelle zone dei mascellari in cui c’è ancora abbastanza osso e tra un impianto e l’altro interpone una barra.

Alle barre corrispondono delle clip a sella all’interno della protesi: queste ultime due strutture vengono bloccate dal chiavistello che, sua volta, è controllato dal paziente.

Procedure implantologiche

Le tecniche con il dentista inserisce gli impianti dentali con barra e chiavistello sono differenti a seconda del caso in esame. Riassumendo quelle più utilizzate, abbiamo:

Carico immediato

L’implantologia a carico immediato carico immediato si pone in essere quando esistono i presupposti ovvero quando la stabilità degli impianti appena inseriti e collegati gli uni agli altri a mezzo della barra è tale da consentire il collocamento immediato della protesi senza che le forze espresse durante la masticazione possano in qualche modo creare problemi agli impianti o, decretare il loro fallimento.

Carico differito

Con il carico differito, l’implantologo inserisce gli impianti nell’osso ma, prima di poterli collegare alla protesi deve passare il classico periodo di tempo chiamato osteointegrazione ovvero il tempo necessario affinché gli impianti si integrino completamente con l’osso circostante.

Solo dopo tale periodo di tempo, è possibile collocare la barra a chiavistello agli impianti dentali e posizionare la protesi. Per i mesi in cui il paziente attende il processo di integrazione, il dentista gli fornirà una protesi mobile provvisoria.

Alternative agli impianti con barra e chiavistello

In alternativa alla soluzione descritta nel presente articolo, esistono altri due modi di realizzare una protesi overdenture su impianti dentali ovvero utilizzando:

  • Impianti dentali con barra;
  • Mini impianti dentali;
  • Impianti con testa sferica

La scelta della tecnica per stabilizzare la protesi nel cavo orale del paziente spetta al dentista che la esegue tenendo presente il reale caso in esame e con l’obiettivo di realizzare il miglior lavoro possibile per quel particolare caso e non in senso generico.

Implantologia iuxtaossea

iuxta-e1438959847628L’implantologia iuxtaossea, detta anche iuxtaendo, è una tecnica implantare utilizzata, per lo più, negli anni ’60 e ‘70 che prevede il posizionamento di un unico impianto (meglio detto griglia) in titanio tra l’osso mascellare ed il suo rivestimento, il periostio (ecco perché è chiamata anche implantologia sottoperiostea).

Descriviamo questa tecnica implantologica al solo scopo informativo poichè, lo ricordiamo, è stata quasi del tutto abbandonata a favore dell’implantologia osteointegrata.

L’intervento di implantologia iuxtaossea

L’intervento di implantologia iuxtaossea è un intervento molto invasivo dal punto di vista chirurgico poiché il dentista, dopo aver somministrato al paziente l’anestesia (meglio la sedazione antalgica, farmacologica tipo sedazione cosciente in vena oppure con protossido d’azoto ) deve adoperare il bisturi per procedere allo scollamento delle gengive dall’osso sottostante per prendere le impronte del mascellare (mandibola o mascella che sia) sul quale dovrà essere sagomato alla perfezione l’impianto o meglio, la griglia in titanio.

Prese le impronte, l’intervento termina con la sutura dell’ampio lembo creato.

Oltre che delle impronte, che non sono impronte dentali bensì ossee, il medico ed il laboratorio che realizza il manufatto si avvalgono di esami radiologici per la realizzazione di un modello stereo litografico ovvero viene ricreato, in laboratorio, un modello che riproduce fedelmente i mascellari del paziente e sul quale progettare e realizzare la griglia che servirà a ritenere la nuova protesi fissa.

Una volta preparata la griglia e la protesi fissa con i nuovi denti, il paziente viene richiamato in studio per la seconda e definitiva fase che caratterizza l’implantologia iuxtaossea. Sempre sotto anestesia antalgica, il chirurgo procede a scollare nuovamente le gengive dall’osso mascellare per ancorare a quest’ultimo la griglia in titanio.

Dalle gengive riposizionate e suturate, emergeranno dei prolungamenti in titanio che servono ad ancorare la protesi fissa (ancoraggio effettuato nella stessa seduta).

Per completezza dobbiamo dire che alcuni medici hanno realizzato una sorta di commistione tra l’implantologia iuxtaossea e quella endossea ovvero hanno prima inserito alcuni speciali impianti nell’osso che poi sono stati elettrosaldati alla griglia posizionata sotto il periostio.

Il candidato ideale

In termini puramente teorici, possiamo dire che il candidato ideale per questo tipo di implantologia è il paziente che presenta una ridottissima quantità di osso di qualità molto scadente (si parla di creste mascellari atrofiche) da non permette l’utilizzo di impianti dentali osteointegrati e che, per varie ragioni, non vuole o non può sottoporsi all’intervento per incremento osseo.

Alcuni clinici però, sono contrari a questa definizione poiché oggi, con le tecniche a disposizione dell’implantologia, è virtualmente possibile inserire gli impianti dentali osteointegrati, praticamente, a tutti, con un’alta percentuale di successo e senza interventi chirurgici così invasivi come la chirurgia iuxtaossea richiede.

Svantaggi rispetto alle nuove tecniche

Quasi tutti i dentisti ed odontoiatri oggi hanno abbandonato l’implantologia iuxtaossea a favore di quello endossea o osteointegrata ed anche i produttori di impianti dentali non sono interessati ad approfondire tale tecnica poiché presenta numerosi svantaggi che la rendono obsoleta e facilmente sostituibile. Vediamo quali sono i principali svantaggi:

  • Necessita di due interventi chirurgici molto invasivi;
  • Bassa predicibilità circa la riuscita dell’intervento;
  • Scarsi risultati nel lungo periodo (oltre i 5 anni);

Aumento delle possibilità di perimplantite che colonizza tutta la griglia quindi con una diffusione molto rapida ed estesa.

Valutata la debita differenza tra implantologia iuxtaossea e osteointegrata, oggi si pratica, quasi ed esclusivamente, la seconda che prevede l’inserimento degli impianti direttamente all’interno dell’osso e non sull’osso.

Corona in zirconio ceramica

06BlokLa corona in zirconio ceramica unisce in se l’altissima durezza e resistenza dello zirconio, utilizzato per la struttura portante della capsula,  e l’impareggiabile estetica della ceramica per la ricostruzione sia dei denti anteriori che quelli posteriori od anche per protesi dentarie fisse complete su impianti dentali in titanio osteointegrati.

Caratteristiche

Le caratteristiche principali che fanno della corona in zirconio ceramica un presidio odontoiatrico di alta gamma, vanno riscontrate nella metodica costruttiva e nel materiale non metallico della struttura sottostante la ceramica.

In altre parole, a differenza della corona in metallo ceramica, la corona zirconio ceramica utilizza un’anima in ossido di zirconio (o zirconia) che la rende estremamente resistente ai carichi cui è sottoposta.

Il motivo che ha spinto i ricercatori ad utilizzare lo zirconio al posto del metallo è che il primo ha notevoli doti estetiche ovvero si lascia attraversare dalla luce cosa che le leghe metalliche non permettono il risultato è facilmente intuibile ovvero il dente incapsulato non sarà distinguibile da quelli naturali poiché si comporterà come questi ultimi.

Anche se comunemente si utilizza la dicitura corona zirconio ceramica, a livello tecnico, stiamo parlando dell’ossido di zirconio Y-TZP ovvero zirconio tetragonale policristallino stabilizzato con ossido di ittrio.

Procedura di costruzione

La fase iniziale vede il dentista impegnato nella preparazione del dente che deve essere curato (carie, pulpite etc.), devitalizzato se il caso lo richiede e, in fine, essere ridotto a moncone ovvero limato. Il tutto avviene senza che il paziente senta dolore impedito dall’anestesia.

A questo punto è necessario procedere con la presa delle impronte dentali che saranno inviate al laboratorio tecnico.

In base alla celerità del laboratorio il paziente potrà aspettare in sala d’attesa oppure lasciare lo studio con una corona provvisoria in resina ed un nuovo appuntamento.

L’odontotecnico prosegue con la realizzazione un modello in gesso che è sottoposto a scannerizzazione tridimensionale per acquisirne un’immagine digitalizzata che ne rappresenta fedelmente le tre dimensioni: larghezza, altezza e profondità.

Dopo la progettazione computerizzata della futura corona in zirconio ceramica, le informazioni passano dal software ad una speciale strumentazione che ha il compito di fresare il blocchetto di zirconio e realizzare così la cappetta.

Il paziente ritorna sulla poltrona dell’odontoiatra per la prova della cappetta in zirconio sul moncone del dente e, se tutto va bene, si decide il colore della corona.

La palla torna al laboratorio che provvederà al completamento della capsula in zirconio con la ceramica ed alla colorazione di quest’ultima.

Adesso la corona è pronta per essere cementata definitivamente sulla parte residua del dente in modo tale da ripristinare sia la funzione masticatoria che l’estetica del soggetto ricevente.

Vantaggi della corona in zirconio ceramica

  • Estrema resistenza paragonabile a quella della corona in metallo e ceramica con in più la translucenza dello zirconio;
  • Assenza di reazioni allergiche grazie all’alta biocompatibilità dello zirconio;
  • Possibilità di costruire protesi fisse su impianti dentali complete senza temere punti deboli causa di improvvise rotture;
  • Peso complessivo minore.

Svantaggi

L’unico svantaggio di una corona in zirconio ceramica è rappresentato dai costi di produzione assai elevati ma, c’è da dire, che questi stanno scendendo velocemente grazie alla diffusione su larga scala degli strumenti di precisione e dei materiali di costruzione necessari.

Protesi dentale provvisoria

000002La protesi dentale provvisoria è il dispositivo protesico utilizzato dal paziente nell’arco di tempo che va dalla situazione di partenza, qualunque essa sia, alla consegna della protesi definitiva.

Si può avere una protesi provvisoria per un solo dente (capsula provvisoria), per più denti (ponte provvisorio) o per tutta l’arcata (protesi provvisorie fisse o mobili). Detta anche “il provvisorio” può essere una protesi mobile totale (dentiera) data in uso al paziente che deve attendere il periodo di osteointegrazione degli impianti dentali.

Quando e perché si utilizza ?

La protesi dentale provvisoria non deve essere pensata come un qualcosa di poca importanza che serve solo da tamponare una situazione in via di definizione.

Al contrario, tale tipo di protesi fornisce al dentista ed all’odontotecnico tutti i parametri necessari da trasferire e ricreare su quella definitiva allo scopo di arrivare al miglior risultato finale possibile sia dal punto di vista funzionale che estetico.

Vediamo insieme nel dettaglio le situazioni in cui la protesi provvisoria è di fondamentale importanza:

Durante l’osteointegrazione degli impianti dentali

Se al paziente sono stati inseriti degli impianti dentali ed il dentista ravvisa la possibilità di effettuare il carico immediato, la protesi dentale provvisoria di attendere e verificare la corretta osteointegrazione conservando la possibilità di mangiare e sorridere senza problemi;

Per preparare i denti naturali del paziente per ricevere la protesi definitiva

Quando i denti del paziente devono essere preparati per ricevere la protesi fissa (ad esempio devono essere ridotti a moncone, devitalizzati, liberati da un granuloma o ascesso così come dotati di un perno moncone), quella provvisoria permette al dentista di effettuare il lavoro rispettando i tempi biologici ed al paziente di vivere serenamente.

Per indirizzare e mantenere la corretta posizione delle gengive

A seguito di estrazione dentale o edentulia datata (mancanza di denti in bocca che perdura da tempo), le gengive tendono a spostarsi e nel peggiore dei casi assistiamo al recessione gengivale.

Per impedire tutto ciò, favorire e mantenere il corretto posizionamento dei tessuti gengivali o di riportarli alla classica forma a U o lunetta, è necessario un periodo di tempo variabile da persona a persona e durante questo lasso di tempo la forma della protesi dentale provvisoria avrà proprio il compito di “rieducare” le gengive in modo tale che, con la protesizzazione definitiva non si abbiano problemi a livello dei colletti e degli spazi interdentali occupati dalla papilla gengivale.

Per la messa a punto dell’estetica e della fonetica

La protesi dentale provvisoria ha il grande vantaggio di rendere un’anteprima di quello che sarà il lavoro finito. Quindi il dentista può apportare modifiche per eliminare eventuali problemi nel pronunciare determinate lettere (soprattutto “s” e “z”) ed il paziente può esprimere il suo parere in merito alla forma ed al colore dei suoi nuovi denti.

Per controllare della corretta occlusione e masticazione

Sulla base delle impronte dentali, l’odontotecnico prepara la protesi provvisoria e la controlla utilizzando uno strumento chiamato articolatore il quale permette di verificare le giuste altezze e la corretta occlusione ma le risposte più importanti arrivano direttamente dal paziente che, durante il periodo in cui utilizza la protesi dentale provvisoria può riscontrare in prima persona se ci sono delle modifiche da fare oppure no.

Protesi provvisoria parziale mobile

Costruita con resina acrilica che funge da gengiva su cui si ancorano i denti (od il solo dente) da sostituire, la protesi provvisoria mobile parziale si concretizza nello scheletrato oppure nella protesi flessibile in nylon.

Quest’ultima non ha bisogno di ganci in metallo per ancorarsi ai denti che fanno da pilastro e, quindi, è la soluzione più estetica ma anche con costi maggiori.

Protesi dentale provvisoria parziale fissa

Quando il paziente si reca dal dentista per sostituire pochi elementi dentali mancanti, da uno a 4 o 5, con una soluzione fissa, la scelta ricade sul ponte Maryland Bridge oppure su un ponte parziale su impianti dentali.

La prima opzione prevede l’utilizzo di una capsula dentale con alette che si incollano ai denti adiacenti che avranno la funzione di supporto mentre nella seconda, il supporto sarà garantito dagli impianti osteointegrati.

Per completezza, dobbiamo aggiungere che la soluzione Maryland Bridge può essere considerata una protesi dentale provvisoria anche quando è impiegata nell’attesa dell’avvenuta osteointegrazione ovvero quando il dentista preferisce utilizzare l’implantologia a carico differito anziché procedere con quella a carico immediato.

Protesi provvisoria completa mobile (dentiera)

Si tratta della classica dentiera mobile o protesi totale mobile.

Molti dentisti preferiscono dotare il paziente di una dentiera provvisoria per verificarne i parametri di costruzione, apportare le dovute modifiche in base ai feedback del neo-portatore e trasferire quanto fatto sulla dentiera definitiva.

Si tratta, in poche parole, di una fase provvisoria che serve sia al tecnico che al paziente per abituarsi alla nuova situazione.

Protesi provvisoria completa fissa

Coloro che decidono di rifare tutta la bocca lo fanno per diverse ragioni:

  • Eliminare i pochi elementi dentali malandati ancora presenti nel cavo orale e sostituire tutto con un ponte circolare completo su impianti dentali oppure su denti naturali curati e debitamente preparati (devitalizzazione e monconizzazione);
  • Eliminare la dentiera e tutti i problemi che essa comporta scegliendo una soluzione definitivamente stabile come può essere la protesi fissa Toronto Bridge.

Ravvisando i presupposti, il dentista può procedere con l’implantologia a carico immediato ovvero connettere immediatamente la protesi agli impianti appena inseriti nell’osso mascellare (mandibola e/o mascella); si tratta, comunque, di una protesi dentale provvisoria fissa che sarà sostituita dopo la definitiva osteointegrazione degli impianti ed una volta avvenuta anche la guarigione e corretto posizionamento dei tessuti gengivali.

La piorrea

parodontologiaCon il termine piorrea si indica il complesso di patologie ad eziologia batterica che colpiscono a vario grado gli elementi che del parodonto ovvero: gengive, legamento parodontale ed osso alveolare.

Il parodonto, nel suo insieme, tiene i denti saldi all’interno degli alveoli delle ossa mascellari (mandibola e mascella) ma se questo è compromesso lo sono anche i denti a tal punto che la piorrea può essere tranquillamente definita come la causa principale della perdita prematura degli elementi dentali.

La parola piorrea è quella più utilizzata nel parlare comune mentre nell’ambito della parodontologia, la branca dell’odontoiatria che si occupa appunto della salute del complesso parodontale, tale parola è stata definitivamente soppiantata dal sostantivo parodontite che meglio si relazione ed individua il parodonto come zona interessata dalla patologia e dalle terapie per debellarle.

Si calcola che al mondo, circa il 60% della popolazione (dei Paesi industrializzati) soffra di piorrea a partire dai 50 anni anche se è presente una forma molto aggressiva che colpisce i bambini ed i giovani.

Cause della piorrea

La piorrea è formata da diverse concause di cui la principale è la cattiva igiene orale domiciliare infatti, a seguito dell’insufficiente spazzolamento dei denti e del mancato utilizzo quotidiano del filo interdentale, la placca aderisce alle superfici dei denti e penetra all’interno del solco gengivale.

Mantenendo abitudini igieniche scorrette, i batteri presenti nella placca adesa ai denti ed al di sotto delle gengive producono acidi e tossine che infiammano le gengive. Se la causa dell’infiammazione non viene rimossa, l’infiammazione diventa cronica e si instaura la piorrea.

Non è finita qui, i microrganismi patogeni “scavano” all’interno delle gengive e formano le cosiddette tasche gengivali che si formano tra il dente ed il tessuto molle.

A questo punto le gengive non si presentano più toniche, perfettamente attaccate ai denti e dal colorito rosaceo; bensì sono rosse, gonfie e staccate dal dente. E’ frequente anche la recessione gengivale che lascia scoperto parte del cemento radicolare e quindi espone l’elemento dentale al rischio carie.

Piorrea: sintomi

La piorrea è una malattia silente e quasi asintomatica per cui il soggetto colpito può anche non avvertire alcun disagio o dolore (si parla di dolore da mal di denti) fino a quando le tasche non abbiano raggiunto una profondità tale da permettere all’infezione di arrivare fino all’osso e di provocarne il riassorbimento lasciando la radice dei denti priva di supporto.

A questo punto la piorrea diventa sintomatica ovvero il soggetto si accorge che qualcosa non va poiché i denti cominciano ad avere un’eccessiva mobilità soprattutto quando devono fronteggiare i carichi masticatori.

Allo stadio più avanzato la piorrea presenta i seguenti sintomi:

  • gengive arrossate;
  • Infiammazione gengivale;
  • Tartaro giallo o marrone sedimentato alla base dei denti e sotto-gengivale (tartaro nero);
  • Pus all’interno delle tasche gengivali e tessuto necrotico di cui fa parte anche un sottilissimo;
  • Strato di cemento radicolare rammollito dalla malattia;
  • Estrema mobilita dentale.

Sintomi della piorrea

Nella fase iniziale la piorrea ha sintomi sovrapponibili a quelli della classica gengivite anche perché, lo ribadiamo, la piorrea non è altro che lo stadio successivo della gengivite.

Per non rimanere nel vago, i principali sintomi della piorrea o gli elementi che fanno presupporre la presenza della malattia parodontale sono:

  • sanguinamento delle gengive (spontaneo od a seguito di stimoli come lo spazzolamento dei denti);
  • presenza di tartaro soprattutto in posizione interdentale (classica prova di cattiva igiene orale);
  • Alitosi cronica innescata dai gas che si sprigionano dal tartaro;
  • denti che si muovono
  • In determinati ambiti è possibile la formazione di ascesso dentale;

Questi campanelli di allarme non devo essere sottovalutati ed in presenza di tali sintomi o solo alcuni di essi, è bene recarsi dal dentista per una visita al fine di prevenire la perdita di uno o più denti e di dover ricorrere anzitempo alla protesi mobile o alle soluzioni offerte dall’implantologia.

Diagnosi

Autodiagnosi della piorrea

In presenza dei sintomi elencati nel paragrafo precedente, il soggetto colpito deve subito richiedere una visita e non lasciar correre, come spesso accade, per la mancanza di dolore.

Diagnosi del dentista

Un dentista che si possa definire tale si accorge immediatamente della presenza di gengivite oppure della già avvenuta trasformazione di quest’ultima in piorrea.

Per una diagnosi accurata e scrupolosa il medico rimanderà il paziente ad una visita parodontale in cui il parodontologo effettuerà il sondaggio delle tasche e la compilazione della cartella parodontale (detta anche charting). Solo dopo tale specifica visita è possibile avere un quadro complessivo della gravità a cui è arrivata piorrea nella bocca del paziente e preventivare la terapia più adatta a risolvere il caso in esame.

Terapie

La moderna parodontologia offre oggi differenti terapia attuabili per debellare definitivamente la piorrea e la scelta di una piuttosto che di un’altra dipende essenzialmente dal grado di aggressione della malattia e dei tessuti colpiti. A tale proposito abbiamo preparato un articolo dal titolo “curare la piorrea” che descrive nel dettaglio le differenti cure possibili.

Oltre alle classiche e più che collaudate terapie esiste anche la possibilità di utilizzare il laser per la cura della piorrea.

Mantenimento dei risultati

Una volta debellata la malattia, non si è immuni per sempre dalla sua ricomparsa, i risultati raggiunti con fatica, dolore/disagio, tempo e, soprattutto soldi, detti risultati vanno mantenuti quindi il paziente deve assolutamente cambiare il modo di prendersi cura dei propri denti e delle gengive.

In altre parole, deve imparare a spazzolare i denti correttamente e ad utilizzare il filo interdentale quotidianamente. A queste buoni abitudine si devono aggiungere le sedute di igiene orale professionale a cui sottoporsi annualmente (ma sarebbe più consigliato farle con maggiore frequenza).

Conclusioni

Oggi, al contrario di pochi anni fa, dalla piorrea, si può guarire definitivamente a patto che la malattia sia presa in tempo e non all’ultimo momento quando i denti sono completamente ricoperti di tartaro e totalmente mobili all’interno dell’alveolo. In questi casi estremi il dentista può solo procedere con l’estrazione del dente o dei denti colpiti che comunque sarebbero espulsi in maniera naturale.

Cura della recessione gengivale

la_sonda_millimetrata_misura_la_tasca_gengivaleLa cura della recessione gengivale o gengive ritirate può essere non-chirurgica (ablazione del tartaro, igiene orale professionale e levigatura radicolare) oppure indotta da un mini intervento di chirurgia orale (levigatura radicolare a cielo aperto).

Si verifica recessione gengivale quando il margine della gengiva che normalmente circonda il colletto del dente, tende ad allontanarsi da esso in direzione della radice (margine apicale) lasciando scoperto parte del cemento radicolare. Quando le gengive si ritirano la persona che ne soffre tende ad accusare ipersensibilità dentale specie quando mangia cibi caldi o particolarmente freddi.

Il cemento scoperto può essere più facilmente attaccato dalla placca e dal tartaro, si verifica quindi una maggiore incidenza di carie. L’aspetto più evidente causato dalla recessione gengivale è la compromissione dell’estetica, i denti sembrano più lunghi e più diradati in virtù della perdita di tessuto tra un dente e l’altro (gengiva papillare o papilla interdentale).

Prima di procedere con la cura della recessione gengivale è necessario tentare di stabilirne la causa in modo da abbassare il più possibile le probabilità di recidive:
La recessione gengivale può essere:

Di origine traumatica a causa di:

  • Malocclusione
  • Protesi od otturazioni inadatte;
  • Bruxismo;
  • Spazzolamento troppo energico ed orizzontale.

Dipendente dalla cattiva igiene orale

  • Gengivite
  • Parodontite

Diagnosi

Individuare la cura della recessione gengivale vuol dire effettuare una diagnosi approfondita che tenga conto di tutti i fattori in gioco. Il dentista dovrà valutare in particolare:

  • La classe di Miller con cui è possibile catalogare la recessione in esame;
  • La porzione di gengiva colpita (ovvero l’estensione del tessuto gengivale ritirato che può essere la porzione a ridosso di un solo dente o più denti adiacenti). Ricordiamo che alcune cure per la recessione gengivale si avvalgono di tecniche chirurgiche con cui è possibile porre rimedio a più recessioni con un solo intervento;
  • Lo spessore delle gengive;
  • In caso di gengive ritirate molto sottili è necessario l’intervento con innesto di tessuto;
  • Caratteristiche anatomiche del fornice vestibolare (detto anche solco, localizzato tra la gengiva aderente e la guancia, in cui è situato il frenulo);
  • Lo stato di salute del palato.
  • Il palato è la zona preferita da cui attingere tessuto in caso di innesto.

In base alla diagnosi, il dentista procede all’individuazione della cura migliore per la regressione gengivale che ha davanti. Le terapie praticabili

Cura non chirurgica

Infiammazione parodontale

Se il grado di recesso gengivale non è avanzato e la causa è individuabile in una infiammazione batterica (gengivite o parodontite), uno o più sedute di pulizia dentale professionale per la completa e profonda eliminazione della placca batterica ed ablazione del tartaro unitamente alla levigatura delle radici per eliminare il materiale purulento dalle tasche gengivali, possono essere sufficienti per eliminare il focolaio che alimenta l’infiammazione che, a sua volta, ha provocato il ritiro delle gengive.

Bruxismo

La cura della recessione gengivale passa attraverso la costruzione di un apposito presidio odontoiatrico detto bite da portare di notte in modo che il paziente eviti di digrignare o serrare i denti a tal punto da auto-provocare la causa dell’arretramento delle gengive.

Protesi od otturazioni inadatte

In questi casi è inutile concentrarsi sulla cura della recessione gengivale poiché il trauma che lo ha provocato è ancora in essere. Bisogna quindi individuare l’errore nella costruzione del manufatto protesico od il suo mal posizionamento e porvi rimedio. Eliminata la causa esterna, la gengiva si sfiamma e tende a tornare nella sua posizione naturale.

Intervento chirurgico per la cura della recessione gengivale

Il dentista consiglia di intervenire chirurgicamente per la cura della recessione gengivale quando quest’ultima si trova ad uno stadio talmente avanzato che le terapie summenzionate non darebbero nessun risultato tangibile.

Esistono 3 distinti tipi di procedure di chirurgia odontoiatrica come cura della recessione gengivale:

Intervento di riposizionamento del tessuto

come suggerisce il termine stesso, si tratta di riposizionare il tessuto gengivale e suturarlo in modo tale da ricoprire la parte di radice naturale del dente lasciata scoperta. Il medico decide per questo tipo di intervento poco invasivo, detto anche “ad un solo accesso” quando la gengiva è abbastanza spessa e l’altezza della banda cheratinizzata lo permette.

Innesto chirurgico di tessuto gengivale

In presenza di gengiva molto sottile (si parla di spessore inferiore ai 2 mm), la cura della recessione gengivale passa attraverso il prelievo dal palato di un frammento di tessuto adatto a chiudere il gap formatosi per poi ri-suturarlo immediatamente durante il corso dello stesso intervento.

Intervento chirurgico di innesto e riposizionamento

L’innesto ed il riposizionamento è la tecnica chirurgica indicata prevalentemente per la cura della recessione gengivale in cui i tessuti molli sono particolarmente sottili .

Detta tecnica si pone in essere in due momenti operatori distinti a distanza di tempo. Nel primo intervento si effettua l’innesto che ha lo scopo di inspessire la gengiva la quale, durante la seconda operazione, viene riposizionata. La commistione delle prime due tecniche elencate ha lo scopo di scongiurare la recessione recidiva.

Regime post operatorio

Nell’immediato post operatorio è consigliata l’applicazione di impacchi con buste di ghiaccio avvolte in un piccolo asciugamano morbido, il tutto allo scopo di minimizzare eventuale ematoma e gonfiore.

Dolore

L’eventuale dolore è facilmente controllabile con i comuni analgesici mentre sarà premura del dentista prescrivere antibiotici solo se si riscontra un principio di infezione (per dovere di completezza aggiungiamo che alcuni dentisti preferiscono operare il paziente che è già sotto copertura antibiotica da un paio di giorni).

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Emorragia

In caso di emorragia, basterà comprimere delicatamente la parte interessata con una garza sterile inumidita. Se l’emorragia non si dovesse arrestare dopo qualche minuto è opportuno contattare immediatamente il medico e non effettuare nessun tipo di risciacquo.

Rimozione delle suture

Le suture saranno rimosse dopo circa 1 o 2 settimane dall’intervento chirurgico per la cura della recessione gengivale ed in base al tipo di tecnica utilizzata. Fino a questo momento il paziente dovrà astenersi dal praticare le consuete manovre di igiene orale quotidiana. Medicamenti topici come il collutorio alla clorexidina aiuteranno nella disinfezione della zona interessata.

Igiene orale dopo l’intervento

Dopo la rimozione delle suture bisogna prestare la massima diligenza nel ricominciare ad utilizzare lo spazzolino da denti che dovrà essere il più morbido possibile per non causare traumi.
I risultati, anche estetici, posso essere apprezzati già a partire dal secondo mese dopo l’operazione chirurgica anche se è necessario più tempo per quelli definitivi.

La cura della recessione gengivale minimizza le possibilità di perdita dei denti !!!

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