La visita parodontale

1326993144_visita_gratuita_centroMTLa visita parodontale, detta anche esame parodontale, consiste nella raccolta di dati da parte del dentista o parodontologo per formulare una diagnosi corretta in base alla situazione in cui si trova il paziente affetto da gengivite o parodontite, pianificare un’efficace terapia per risanare la bocca in esame e scongiurare la caduta prematura dei denti.

Il passaggio più importante di tutta la visita è il sondaggio parodontale con cui il dentista registra sulla cartella le differenti profondità delle tasche gengivali da curare.

L’esame parodontale è composto da successivi step di cui il primo è l’anamnesi:

Con l’anamnesi inizia la visita parodontale

Prima di iniziare la visita parodontale vera e propria ovvero procedendo con la valutazione dello stato delle gengive, con il sondaggio parodontale o gengivale etc. il dentista richiede al paziente di compilare una scheda con i propri dati anagrafici e di rispondere ad alcune domande che possano permettere al medico stesso di avere un quadro dettagliato circa la situazione clinica della persona che ha davanti.

L’anamnesi parodontale ha lo scopo di evidenziare potenziali fattori ereditari, abitudini quotidiane scorrette e situazioni particolari in cui si trova il paziente, anche temporaneamente e cheinfluenzano l’insorgenza della parodontite.

I fattori di maggior interesse sono:

  • informazioni sull’igiene orale domiciliare;
  • frequenta della pulizia dentale professionale (ablazione del tartaro);
  • Tabagismo (consumo di sigaretta);
  • consumo di alcool;
  • abitudini alimentari scorrette;
  • stile di vita (sedentarietà, situazioni di stress);
  • assunzione di farmaci particolari (ciclosporine, calcio antagonisti, anticonvulsivanti);
  • presenza di malattie sistemiche come il diabete o altre patologie ereditarie o acquisite che alterano le difese immunitarie (HIV o AIDS);
  • sbalzi ormonali in atto, quali quelli legati al periodo della pubertà e durante la gravidanza o menopausa;
  • Casi di parodontite accaduti a familiari stretti (la parodontite aggressiva ha una forte componente ereditaria).

Tutte queste informazioni, insieme alle successive, che descriviamo di seguito, completano la cartella parodontale del paziente.

L’anamnesi medica e dento-parodontale può far emergere la presenza di una serie di elementi che influenzano l’insorgenza e la progressione delle parodontiti in termini di fattori o indicatori di rischio malattia.

Valutazione dello stato delle gengive

La visita parodontale prosegue con la valutazione delle gengive il dentista prende in considerazione una serie di parametri quali ad esempio:

Alterazione del colore (da rosa a rosso intenso)

le gengive irritate tendono ad abbandonare il classico colore rosa che caratterizza i tessuti sani per presentarsi di un rosso più intenso che sottolinea appunto l’infiammazione;

alterazione dei tessuti molli

  • in presenza di parodontite, il tessuto gengivale tende ad essere più molle del normale e meno aderente alla superficie del dente;
  • L’infiammazione comporta un inspessimento dei tessuti che può essere di modesta entità ma può anche arrivare a vere e proprie tumefazioni;

stima del grado di recessione gengivale

sia la gengivite che la parodontite innescano un meccanismo di autodifesa della bocca che implica la recessione gengivale la quale lascia scoperta una parte della radice facendo apparire i denti più lunghi ma anche favorendo l’adesione della placca batterica al cemento radicolare che sappiamo essere meno resistente dello smalto agli attacchi dei batteri cariogeni.

Sondaggio parodontale

Terminata la valutazione dello stato delle gengive, il dentista prosegue la visita parodontale con la procedura definita sondaggio parodontale. Per capire cosa sia il sondaggio dobbiamo fare un breve passo indietro.

Nell’articolo “La parodontite” abbiamo detto che la placca si insinua preferibilmente nel solco gengivale e, se non rimossa, inizia la sua lenta ed inesorabile azione infiammatoria a danno delle gengive le quali perdono di tono e si allontanano dal dente permettendo la formazione di tasche gengivali all’interno delle quali si insinuano i batteri patogeni. Nelle tasche gengivali la malattia progredisce fino allo stadio di parodontite grave o complicata caratterizzata da importante distruzione delle strutture di sostegno del dente (osso alveolare) e dalla presenza di liquido purulento, pus, all’interno delle tasche stesse. A questo punto la patologia parodontale manifesta in maniera imbarazzante e sgradevole un ulteriore sintomo ovvero l’alitosi, a ciò si aggiunge la mobilità dei denti colpiti.

Adesso che abbiamo un quadro completo dell’evoluzione della parodontite possiamo proseguire con il passaggio successivo della visita parodontale ovvero il sondaggio parodontale.

Il dentista inserisce delicatamente una sonda di metallo, millimetrata e con la punta arrotondata (detta sonda parodontale) tra il dente e la gengiva al di sotto del margine gengivale per misurare la profondità della tasca.

Normalmente il solco gengivale è profondo dai 2 ai 3 millimetri quindi dai 4 millimetri ed oltre siamo in presenza di, rispettivamente, gengivite o parodontite.

Il sondaggio parodontale è una procedura che il dentista ripete per tutti i denti all’interno della bocca ed in più punti per ciascun tende proprio poiché la parodontite non si presenta in maniera uniforme su tutte le superfici bensì potrebbe essere molto più aggressiva in posizione interdentale piuttosto che linguale o viceversa.

Ogni misurazione è annotata scupolosamente sulla cartella parodontale affinché durante e dopo la cura sia possibile stimare il grado di guarigione delle gengive.

Nel lcorso della visita parodontale è’ diventato sempre più frequente utilizzare la macchina fotografica digitale per avere un riscontro visivo dello stato delle gengive prima e dopo la parodontite.

Valutazioni complementari

Durante la visita parodontale, il dentista verifica anche ulteriori parametri che permettano di valutare oggettivamente lo stato di salute della bocca del paziente. Ad esempio:

Sanguinamento gengivale dopo il sondaggio (BOP = bleeding on probing)

Attesta semplicemente il sanguinamento dopo il sondaggio gengivale.

E’ importante sottolineare che il sanguinamento delle gengive non è dovuto all’azione meccanica della sonda all’interno delle tasche al disotto del solco gengivale bensì all’infezione parodontale da cui è affetto il paziente. Il sondaggio parodontale, di per se, è un esame totalmente indolore.

Indice di placca batterica (PlI = Plaque Index)

Il medico annota sulla cartella parodontale se sui denti del paziente è possibile evidenziare la presenza di placca batterica o tartaro ed in che quantità.

La visita parodontale determina, quindi, anche l’indice di placca (placca assente indice = 0; placca evidenziata utilizzando la sonda, indice = 1; placca visibile ad occhio nudo, indice = 2; quantità importante di placca indice = 3)

Indice di mobilità dentale

La parodontite, come sappiamo, mina la stabilità dell’elemento dentale che ne è affetto poiché attacca direttamente i sostegni di quest’ultimo e “sgretola” l’osso alveolare in cui il dente stesso risiede fino a determinarne la caduta.

La mobilità dentale, tuttavia, non si verifica da un giorno all’altro bensì si tratta di una progressione lenta ed inesorabile che può essere fermata e riconvertita se presa in tempo e con le giuste terapie.

L’indice di mobilità dentale misura il grado di mobilità del dente all’interno del suo alveolo e va da “1” a “3”:

  • grado 1
    se il dente si muove in direzione orizzontale per 0.2 – 1 mm;
  • grado 2
    se il dente si muove in direzione orizzontale per più di 1mm;
  • grado 3
    se è mobile anche in direzione verticale.

Cambiamento del colore dei denti

A causa della cospicua presenza di tartaro sia sotto ma soprattutto sopra il solco gengivale, i denti tendo a cambiare colore, ad ingiallirsi e con l’andare del tempo a diventare sempre più scuri indicando la presenza distruttrice della piorrea ed evidenziano i danni da essa prodotta a livello estetico oltre che funzionale.

Presenza più o meno marcata di alitosi

La visita parodontale completa prende in considerazione anche gli aspetti “collaterali” della parodontite ed uno di questi è senza ombra di dubbio la presenza di alitosi.

La placca batterica ed il tartaro solidificato alla base dei denti sono un ricettacolo di residui di cibo, di batteri che consumano zuccheri e producono acidi e tossine, tutti questi elementi contribuiscono alla modificazione, in peggio, dell’alito del paziente.

L’alito pesante è un effetto della parodontite che provoca notevoli disagi per chi ne è affetto poiché influenza negativamente i rapporti con gli interlocutori che si accorgono immediatamente del cattivo odore, si creano così situazioni di imbarazzo.

Presenza di manufatti protesici inadatti

L’infiammazione delle gengive ed il successivo peggioramento in parodontite può essere causato anche da incongruenze tra ricostruzioni protesiche e gengiva.

Quando la protesi dentarie od i restauri di tipo conservativo non sono stati ben calibrati possono creare zone in cui è difficile arrivare con lo spazzolino per la quotidiana igiene orale e, quindi, la placca può annidarsi indisturbata e procedere con la sua azione infiammatoria (ai danni dei tessuti molli) e corrosiva ai danni dei denti (carie).

Studio delle radiografie

L’ultimo step della visita parodontale consiste nell’analisi del cosiddetto “full endorale” ovvero una serie di radiografie endorali eseguite una di seguito all’altra di tutti i denti che permetta al dentista di valutare la situazione ossea attorno ai denti. In altre parole, le radiografie permettono di capire esattamente quanto l’azione distruttiva della parodontite abbia danneggiato gli alveoli all’interno dei quali alloggiano le radici dei denti.

Compilazione della cartella parodontale

Tutti i rilevamenti e gli esiti degli esami fatti durante la visita parodontale e che abbiamo descritto fino a questo momento costituiscono il contenuto della cartella parodontale che entra di diritto nella documentazione personale del paziente.

La cartella parodontale fornisce un quadro preciso riguardo le situazione in cui versa la bocca del paziente inoltre, serve anche e soprattutto per individuare la corretta terapia da intraprendere per curare la parodontite nonché per verificare nel tempo l’andamento della patologia in seguito alle cure apportate e nel contesto di un riesame.

Il mercato ha studiato appositi software anche per la branca della parodontologia e non è raro che il medico preferisca annotare i dati su una cartella parodontale digitale anziché cartacea.

Colloquio col paziente

Il colloquio iniziale tra dentista e paziente prende il nome di esame soggettivo ed ha lo scopo di portare il medico a conoscenza dei disagi/sintomatologia percepita o constatata dal paziente stesso.

Il colloquio che scaturisce, invece, dopo aver completato la visita parodontale ed i relativi esami e valutazioni descritte in precedenza in questo articolo, quindi dopo che il dentista abbia redatto la cartella parodontale, ha lo scopo di descrivere al paziente l’iter terapeutico individuato dal parodontologo per curare la parodontite o piorrea.

Il dentista potrebbe decidere per una cura antibiotica complementare, quindi indirizzare il paziente per un test microbiologico allo scopo di individuare le differenti specie di batteri patogeni che hanno colonizzato le tasche gengivali.

In odontoiatria, non tutti i medici concordano sull’efficacia dell’utilizzo degli antibiotici per debellare la malattia parodontale; ecco perché abbiamo preparato un articolo dal titolo “parodontite: antibiotici si o no ?” in cui sono descritte le motivazioni a sostegno e contro l’utilizzo della terapia antibiotica.

Esami radiologici in odontoiatria

dentalscan-3D-cone-beamGli esami radiologici in Odontoiatria sono fondamentali poiché permettono al dentista di effettuare la corretta diagnosi e quindi di individuare la terapia più corretta per risolvere il problema in esame.

Esistono differenti motivi per utilizzare gli esami radiologici in odontoiatria: per controllare le radici di un dente durante la devitalizzazione; per avere una panoramica circa i mascellari di un paziente che necessita di implantologia etc.

Di seguito riportiamo l’elenco dei principali esami radiologici prescritti in odontoiatria e le relative descrizioni.

Esami radiologici bidimensionali

Radiografia endorale

La radiografia endorale, detta anche Rx-endorale o lastrina intraorale, è l’esame che permette al dentista di ottenere l’immagine radiografica relativa ad uno o, al massimo, 3 denti in un’unica lastra o supporto digitale.

Questo tipo di esame è utile se il medico ha la necessità di verificare parametri o controllare terapie precedentemente condotte ma solo su alcuni denti adiacenti.

La radiografia endorale è spesso utilizzata durante la devitalizzazione di un dente per verificare la lunghezza del o dei canali da bonificare (non è raro che l’odontoiatra esegua la lastrina lasciando inserita nel canale la lima endodontica per accertarsi di avere raggiunto il fondo del canale stesso).

Ortopantomografia o panoramica dentale

Copia-di-X9PU139-gsDetta anche OPT o Ortopanoramica, l’ortopantomografia rappresenta l’esame radiologico più utilizzato in odontoiatria ed in tutte le sue branche poiché fornisce la quasi totalità delle informazioni riguardo entrambe le arcate dentarie, sui mascellari (mandibola e mascella) in un unico esame.

Full o status endorale completo

Lo status endorale detto anche full endorale non è altro che l’insieme di tutte le lastrine endorali necessarie per la ricostruzione di entrambe le arcate dentali.

Questo esame consente la valutazione dettagliata di ogni singolo dente, consentendo al dentista di eseguire un’accurata ispezione orale, di scovare carie invisibili, valutare riassorbimenti ossei dovuti ad infiammazioni, piorrea, granuloma o parodontite. In caso di visita parodontale completa, lo status endorale è l’esame per eccellenza.

Esami radiologici tridimensionali

DENTALSCAN Cone Beam 3D

La Tomografia Computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D è l’esame più completo ed approfondito esistente oggi nel campo della radiodiagnostica odontoiatrica.

Con le nuove tecnologie, esso permette non solo di ottenere informazioni aggiuntive rispetto all’ortopantomografia come ad esempio la precisa situazione volumetrica delle ossa mandibolari e mascellari del paziente, ma anche di estrapolare l’ortopantomografia stessa in un unico esame veloce e a bassa emissione di raggi X.

Solo attraverso dopo aver visionato la tomografia computerizzata 3D il dentista può stabilire se il paziente può sottoporsi ad implantologia per l’inserimento di impianti dentali per la ritenzione della protesi fissa poiché solo questo esame consente di verificare la presenza della quantità minima e necessaria per la stabilità degli impianti in titanio.

T.A.C. dentale

La T.A.C. dentale classica è quell’esame che il paziente doveva sostenere in passato per permettere al dentista di ottenere le informazioni che oggi si ricavano comodamente dalla Dentalscan.

Anche se abbiamo detto “che il paziente doveva sostenere”, utilizzando il passato, la T.A.C. dentale, in molte realtà, rappresenta ancora il presente.

I principali svantaggi di questa metodica è che il paziente ha l’onere di dover essere incanalato in tubo assai ristretto e per chi soffre di claustrofobia è una vera tortura (anche per chi non ne soffre); oltre a ciò, la persona esaminata deve assorbire una quantità di radiazioni molto più alta rispetto agli ultimi macchinari sul mercato.

Non da ultimo, le immagini fornite al medico sono il risultato di un’elaborazione virtuale di un software apposito quindi meno precise e nitide rispetto alla Dentalscan.

Come funzionano i Raggi X ?

In questo paragrafo desideriamo presentare ai nostri lettori una breve descrizione di come funzionano le radiografie a Raggi X.

L’intenzione non è quella di andare nel dettaglio facendo un lungo elenco di termini tecnici comprensibili solo ai tecnici radiologi bensì è quella si spiegare brevemente alcuni meccanismi in modo tale da essere poi in grado di capire facilmente alcuni termini, come ad esempio radiotrasparenza (si verifica in casi di granuloma dentale e riassorbimento osseo), ricorrenti in molti altri articoli presenti su questo ed altri siti.

Storia

La scoperta dei Raggi X si deve al premio Nobel Wilhelm Conrad Röntgen che nel 1895 spedì alla rivista Physikalisch-Medizinische Gesellschaft di Würzburg una sua prima relazione. Ancora oggi quella pubblicazione rappresenta il primo annuncio pubblico della scoperta dei raggi X.

Perchè si chiamano “Raggi X” ?

La X in matematica rappresenta un’incognita e poiché lo stesso Röntgen non aveva idea di che raggi si trattasse, li chiamò “X”.

Come si realizza una radiografia ?

La radiografia è il risultato dell’attraversamento del corpo umano da parte di onde elettromagnetiche che vanno poi ad impressionare la lastra ricevente. In altre parole, da una parte abbiamo una sorgente di raggi X e dall’altra un rilevatore (la lastra); in mezzo c’è il corpo umano da esaminare.

La sorgente emette i fasci di onde elettromagnetiche che entrano nel corpo in cui vengono attenuate, in modo differenziato, dai tessuti che incontra (ossa, organi interni), lo attraversano ed escono andando ad impressionare la lastra in differenti modi.

I tessuti duri, come le ossa ed i denti, saranno rappresentati dal colore bianco (ad indicare che le onde sono state fortemente attenuate) mentre i tessuti molli come gli organi interni saranno più scuri ad indicare che le onde elettromagnetiche sono riuscite a passare senza troppa difficoltà.

Radiografie digitali ovvero l’evoluzione delle lastre

Le nuove tecnologie digitali hanno portato notevoli miglioramenti nel campo della radiodiagnostica odontoiatrica e ciò sia per il medico che per il paziente.
I due vantaggi principali derivanti da radiografie o ortopantomografie digitali sono:

  • Ridotta quantità di raggi X assorbita (fino all’80% in meno rispetto agli esami standard)
  • Netto miglioramento della qualità delle immagini che si traduce in diagnosi più precise, terapie più mirate e preparazione ad interventi implanto-protesici più accurati quindi con un più elevato tasso di successo.

Oltre ai due enormi vantaggi elencati ai punti precedenti, le radiografie digitali sono caratterizzate da altri aspetti positivi quali ad esempio:

  • Possibilità di verificare immediatamente se l’esame è stato effettuato in maniera corretta e, in caso contrario, ripeterlo immediatamente senza perdite di tempo;
  • Possibilità di un ulteriore miglioramento delle immagini digitali attraverso l’utilizzo degli appositi software installati sui computer dei dentisti;
    Maggiore flessibilità per il paziente di conservare l’esame a cui si è sottoposto e, nel caso, di inviarlo facilmente tramite posta elettronica per richiedere un preventivo online.

Tac Dental Scan

promax_3d_midCon il termine Dentalscan od anche TC Cone Beam (Tomografia Computerizzata), si intende una macchina capace di scansionare le arcate dentali del paziente attraverso l’emissione di una dose molto bassa di raggi X che attraversano il corpo del soggetto esaminato e forniscono immagini tridimensionali di altissima qualità delle ossa mascellari, dei denti (se presenti in bocca) e permettono l’esame approfondito di altri tessuti molli come quelli del parodonto (gengiva e legamento parodontale).

La tomografia Computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D rappresenta il massimo oggi raggiungibile nel campo della radiodiagnostica odontoiatrica e sta alla base del grande successo dell’implantologia moderna.

Quando si utilizza ?

L’esame eseguito con l’apparecchiatyra Dentalscan è assai flessibile e risulta quindi utile, se non necessario, per differenti tipologie di impiego tra le quali:

Per la pianificazione terapeutica

La Tomografia Computerizzata Dentalscan è diventata l’esame più utile ai fini diagnostici e preparatori di interventi di chirurgia implantare;

Chirurgia pre-implantare

Nel caso in cui la TC Dentalscan riveli una scarsa quantità o qualità di osso, prima di procedere all’inserimento degli impianti dentali, che non avrebbero adeguato supporto e sarebbero destinati al fallimento, il medico può decidere per un’operazione di microchirurgia pre-implantare ovvero, procedere con il rialzo del seno mascellare (sinus lift) o con innesti di osso autologo o sintetico.

Per l’individuazione di fistole e sinusite mascellare

La tomografia Computerizzata Dentalscan, avendo come caratteristica principale, un’elevata definizione delle immagini, consente lo studio e la diagnosi di patologie quali la sinusite mascellare, la fistole, di processi infiammatori periradicolari (attorno alla radice del dente, come il granuloma e l’ascesso dentale);

Per studiare anomalie della dentizione

Il dentista trova nella Dentalscan un ottimo supporto per lo studio delle anomalie della dentizione come: sovraffollamento dentale, denti inclusi, disodontiasi – la difficoltà di eruzione di alcuni elementi dentari, dovuta a mancanza di spazio o all’ orientamento scorretto del dente, questo fenomeno riguarda maggiormente i denti del giudizio o ottavi -.

Come si effettua l’esame DENTALSCAN Cone Beam 3D ?

L’esame radiografico Dentalscan Cone Beam è un esame assai semplice e veloce ma, soprattutto, indolore.
Il paziente viene fatto accomodare su quella che si può definire a tutti gli effetti una poltrona ed il tecnico radiologo provvede a sistemare la testa del paziente in modo che il mento appoggi su braccio appositamente regolabile e la testa venga mantenuta in posizione da due asticelle, anch’esse regolabili.

La parte superiore della macchina girerà attorno alla testa del soggetto allo scopo di raccogliere le informazioni riguardo al cavo orale in esame che poi verranno organizzate dal software il quale fornirà la rappresentazione tridimensionale delle ossa, dei denti, e del parodonto.

Il raggio generato dal tubo radiogeno ha la forma di un cono, figura geometrica già di per se tridimensionale quindi la terza dimensione viene acquisita immediatamente e non generata virtualmente da un apposito software come accadeva con la T.A.C.

In questo modo, con la tomografia computerizzata Dentalscan Cone Beam 3D, non solo si riescono ad avere immagini più nitide e precise, ma è stato anche possibili ridurre fino ad un massimo del 60% la quantità di raggi generati e, quindi, assorbiti dal corpo del paziente.

La durata complessiva dell’esame è di circa 40 secondi, è possibile stabilire se scansionare una sola arcata oppure entrambe in una sola volta.

Le moderne tecniche odontoiatriche come l’implantologia computer guidata, transmucosa ed a carico immediato non potrebbero essere effettuate senza l’ausilio della tomografia computerizzata Dentalscan in fase diagnostica e di preparazione per il posizionamento degli impianti dentali.

A tale proposito aggiungiamo che l’esame Cone Beam 3D, in previsione di intervento implanto-protesico, viene fatto sistemando nel cavo orale del paziente una mascherina detta “dima radiologica” dalle cui informazioni si ricava la dima chirurgica ovvero una sorta di guida per il dentista per il corretto posizionamento delle viti in titanio come da progettazione eseguita al computer.

Vantaggi della Dentalscan Cone Beam 3D

  • Ridotta quantità di radiazioni (6 volte meno rispetto alla T.A.C. standard);
  • Macchinario aperto (non di poco conto per chi soffre di claustrofobia);
  • Maggiore nitidezza e precisione delle immagini fornite;
  • Possibilità di ricavare dalla scansione per la tomografia computerizzata anche detta ortopantomografia.

Levigatura radicolare

61Anyzr4p4L._SX522_La procedura di levigatura radicolare, chiamata anche scaling o root-planing, è usata dal dentista o parodontologo per levigare le radici dei denti che, solitamente, sono coperte dalla gengiva.

Lo scopo della manovra è quella di staccare il tartaro sotto-gengivale adeso alle radice degli elementi dentali e di asportare sottili strati di cemento radicolare infetto e materiale necrotico dalle tasche gengivali che i batteri stessi hanno creato e nelle quali si nascondono.

La levigatura radicolare è un approfondimento della pulizia denti professionale per quei soggetti che presentano recessione gengivale, infiammazione dei tessuti molli che circondano gli elementi dentali, molto tartaro sotto il bordo gengivale e che si spinge in profondità.

Se non fermato, il progressivo riassorbimento osseo causato dall’infezione è esso stesso causa dell’instabilità dei denti e della loro prematura caduta.

Mediante levigatura delle radici si ottiene una superficie radicolare liscia e dura sulla quale sarà più difficile l’adesione batterica e l’accumulo di placca e tartaro.

La superficie radicolare liscia ottenuta favorisce la nuova adesione del tessuto gengivale al cemento del dente e la conseguente riduzione della profondità delle tasche gengivali.

Strumenti utilizzati

Gli strumenti a disposizione del medico per portare a termine lo scaling o levigatura radicolare sono molti ed ogni operatore ha messo a punto la propria tecnica prediligendo il maggiore utilizzo di alcuni di essi piuttosto che di altri ma, tutti, concordano che solo con la sinergia di più strumenti si riescono a raggiungere i migliori risultati:

SCALERS o CURETTES
Ce ne sono di diverse forme a seconda della superficie che devono levigare. Gli scalers vengono inseriti all’interno delle tasche gengivali e l’azione meccanica della lama affilata permette la levigatura della superficie del cemento radicolare.

In questo modo è possibile asportare materiale infetto ed una parte di cemento necrotico per far affiorare quello sano, più duro e più resistente ad un nuovo tentativo di attacco da parte del tartaro.

ABLATORE ULTRASONICO
L’ablatore ad ultrasuoni è uno strumento con differenti punte mosse da un motore elettrico e serve per rimuovere le concrezioni sopra-gengivale, quelle sotto gengiva e procedere con il curettage o, in italiano, levigatura radicolare.

L’alto numero di oscillazioni delle punte speciali dell’ablatore provoca calore a causa dello sfregamento.

Per tenere sotto controllo la temperatura gli strumenti ad ultrasuoni sono dotati di raffreddamento ad acqua che agisce da detergente e battericida se addizionata con agenti antibatterici liquidi.

FRESE ROTANTI
Sono frese montate su micromotore che esercitano una moderata azione abrasiva e sono adoperate per assicurare la perfetta levigatura delle radici durante la fase finale del lavoro (fase di root polishing ovvero lucidatura delle radici).

Prima dell’intervento

All’intervento di levigatura radicolare il dentista, solitamente, antepone una o più sedute di pulizia denti professionale per rimuovere il tartaro visibile e diminuire il sanguinamento delle gengive.

Per preparare le gengive ed i tessuti circostanti, il medico può valutare il ricorso alla terapia antibiotica, l’utilizzo di un collutorio medicato e gel gengivali specifici per tessuti molli infiammati.

L’intervento di levigatura delle radici porta alla guarigione della parodontite ed all’eliminazione delle tasche parodontali solo se si rimuovono tutti i fattori eziologici (fattori scatenanti) quindi solo se si arriva a rimuovere il tartaro ed i tessuti infetti fino in fondo a ciascuna tasca.

Ecco spiegato il motivo per cui è fondamentale procedere prima con una visita parodontale approfondita con sondaggio in più punti per ogni dente e poi con la compilazione attenta della relativa cartella parodontale che servirà da guida per la successiva levigatura.

Quelli descritti finora, sono i motivi per cui non bisogna confondere la levigatura con la pulizia denti.

Sono due procedure completamente diverse e poste in essere da professionisti diversi: la prima è appannaggio dell’igienista dentale mentre la seconda può essere portata a termine solo da un dentista o, meglio, da un parodontologo specializzato.

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Levigatura per quadranti o senstanti

 

Nella levigatura per quadranti, la bocca del paziente è suddivisa, idealmente, in 4 quattro quadranti (2 quadranti superiori e 2 inferiori) e si procede iniziando da un quadrante per poi passare a quello successivo.

Nella levigatura per sentanti, invece, la bocca del paziente è divisa, sempre idealmente, in 6 sestanti, 3 per ogni arcata.

In funzione della quantità di tartaro da rimuovere è possibile terminare la levigatura in una sola seduta oppure in più sedute.

In questo secondo caso, è bene che le sedute di scaling siano ravvicinate evitando così che i tessuti trattati possano essere ricontaminati da quelli adiacenti non ancora curati.

Utilizzo del microscopio

Il microscopio odontoiatrico è uno strumento sempre più utilizzato nello studio dentistico ed anche le manovre di levigatura radicolare ne traggono vantaggio.

Attraverso il microscopio il parodontologo ha una visione chiara e nitida del campo operatorio e può valutare con estrema precisione il risultato finale.

Alcuni medici riescono così ad evitare anche l’anestesia locale pur in presenza di tasche profonde (addirittura fino a 9 mm).

Il microscopio ha un’altra caratteristica importante, permette all’operatore di documentare il suo operato o la sua valutazione attraverso la registrazione effettuata dalla telecamera del microscopio stesso.

Tale documentazione è utile sia al paziente che in ambito medico-legale (odontoiatria forense o legale).

Antibiotici prima e dopo levigatura radicolare ?

La domanda è molto precisa ma la risposta non può esserlo altrettanto poiché le scuole di pensiero a questo proposito sono discordanti.

Per dovere di completezza le riportiamo entrambi lasciando al lettore le valutazioni e suggerendo di affidarsi sempre al proprio medico curante o dentista per ulteriori approfondimenti.

Per approfondimenti: Antibiotici e parodontite.

Levigatura radicolare chirurgica

Esistono due differenti protocolli di microchirurgia odontoiatrica per asportare il tartaro ed i tessuti necrotici dalle tasche parodontali e dalla superficie delle radici dei denti, quella descritta di seguito è chiamata levigatura radicolare classica.

In pratica, dopo aver somministrato l’anestesia locale, il parodontologo utilizza gli scalers manuali per bonificare le tasche e levigare le radici con conseguente riduzione dei sintomi della parodontite (infiammazione, gengive gonfie ed irritate etc.).

In alcuni casi, però, la semplice levigatura radicolare non è sufficiente poiché le tasche sono talmente profonde o le radici hanno una ramificazione tale che il medico non riesce a vedere se è stato asportato tutto il materiale purulento oppure, in fondo, ne residua dell’altro.

In questi particolari casi si deve procedere con un altro protocollo annoverato nelle pratiche della parodontologia ovvero: la  levigatura radicolare a cielo aperto o chirurgica poiché si tratta di un vero e proprio intervento con tanto di punti di sutura.

Levigatura e laser

L’impiego del laser per la bonifica delle tasche gengivali suscita pareri contrastanti poiché alcuni medici ritengono di poter sostituire la levigatura meccanica con la rimozione dei materiali infetti ed infettanti con applicazioni laser.

Altri paradontologi, invece, sono del parere che il laser rappresenta una ulteriore arma per sconfiggere i batteri patogeni all’interno delle tasche ma non può sostituire la levigatura radicolare meccanica fatta a mano con gli scalers o curettes.

Il laser è ottimo per distruggere i batteri che si annidano sul fondo delle tasche ma non può nulla contro quelli che, invece, sono annidati negli anfratti laterali delle radici dei denti.

A questo proposito vi invitiamo a leggere l’articolo specifico dal titolo: Curare la parodontite con il laser in cui trovate la descrizione completa della procedura.

Dopo l’intervento

Al termine dell’intervento di microchirurgia parodontale per la levigatura radicolare, il dentista provvede a posizionare delle striscioline imbevute di antibiotico a lento rilascio come la doxiciclina per un’azione battericida locale.

Il medico valuterà se prescrivere antibiotici in compresse per controllare la flora batterica orale per favorire la guarigione dei tessuti trattati.

Dopo l’intervento è, generalmente, consigliato un collutorio alla clorexidina 0,25% e l’utilizzo di un dentifricio per denti sensibili poiché le radici dei denti, private della copertura del tartaro, potrebbero risultare maggiormente sensibili agli stimoli caldo/freddo.